Álvaro Bautista e la MotoGP, un’occasione mancata

Ce l’ha fatta ! Álvaro Bautista è appena stato incoronato Campione del Mondo Superbike 2022. Un tributo è d’obbligo. Lo spagnolo si aggiunge alla lista dei piloti che si sono esibiti sia nei Gran Premi che nel WSBK. Tuttavia, la sua carriera in MotoGP non è, visti i numeri, così sgargiante. Storia di un appuntamento mancato.

Álvaro è un puro prodotto della scuola spagnola. Mentre ha scoperto le gioie del motociclismo a soli tre anni, si è subito interessato alle competizioni a metà degli anni ’90. Suo padre gestiva un’officina di riparazioni, che aiutava notevolmente nella preparazione delle macchine. Alberto Puiggrande talent scout, non è insensibile al manubrio incisivo del piccolo Álvaro.

Prima in 50cc poi in 125cc, Bautista si è fatto un nome al fianco I giorni di Pedrosa et Ettore Barbera, dalla stessa formazione. Poi si rivolge al calcio. State tranquilli, come sapete, Bautista non è mai uscito dai circuiti ma ha conosciuto due sponsor atipici in relazione alla palla tonda.

Nel 2002 entra a far parte delAtletico Madrid, non il club, ma la squadra sponsorizzata dall’istituzione madrilena. Se l’avventura con il Colchoneros è durato solo una stagione, è stata l’occasione per il giovane Álvaro di conoscere il suo debutto nel mondo, con tre anni nell’anno.

Ironia della sorte, lo è Clarence SeedorfLeggenda milanese e appassionato di moto, che lo ha ingaggiato per tre anni a partire dal 2003. Il team olandese ha guidato Aprilia 125cc dalle prestazioni piuttosto elevate che hanno dato a Bautista l’opportunità di farsi un nome nella categoria minore.

Tatuaggi e tagli di capelli atipici… Bautista era uno di quei piloti che ci piaceva vedere sui circuiti della MotoGP. Foto: Lubor Hora

Dopo una complicata stagione 2005 sulla Honda, Bautista ha firmato con il Squadra Asparguidato dal leggendario Jorge Martínez. Subito, è la consacrazione. Ha vinto la sua prima gara in carriera nel round di apertura a Jerez, e ha continuato a conquistare il titolo con stile. Mika Kalliosecondo, punta a 76 punti ! In una categoria molto combattuta come la 125cc, questo significa molto.

All’epoca eravamo convinti: Bautista avrebbe giocato con i grandi della MotoGP tra qualche anno, quando la scuola spagnola avrebbe raggiunto la maturità. Riuscito, inoltre, il passaggio alla 250cc, sempre con Aspar. Ha vinto diversi Gran Premi e non è nemmeno riuscito a finire secondo assoluto nel 2008 dietro il ritardo Marco Simoncelli.

Poi le cose si fanno difficili. Nel 2009 lo ha fatto di nuovo in 250cc ma non aveva più la stessa velocità. Eppure l’Aprilia si comporta ancora bene; Ettore Barbera finito vice-campione del mondo per l’ultimo anno dei quarti di litri. A 26 anni, Bautista è pronto per il passaggio alla categoria regina.

Immediatamente, scova un manubrio di fabbrica della Suzuki. Quindi, certo, la GSV-R 800cc dell’epoca faticava contro Yamaha e Honda, ma poteva benissimo creare una sorpresa. Oltretutto, John Hopkins et Chris Vermeulen non era stato ridicolo al suo manubrio. L’opportunità rimane buona.

Il cambiamento è più difficile del previsto. Il suo anno è segnato dalla regolarità nelle prestazioni, ma anche da molti ritiri. È promettente, soprattutto perché il suo compagno di squadra, un anziano Loris Capirossi, è molto indietro in punti. Ma un 13° posto assoluto è comunque difficile da digerire per un fuoriclasse del calibro di Bautista.

La stagione 2011 non è stata meno frustrante. Infortunatosi a inizio anno, ha registrato un risultato peggiore rispetto alla sua prima stagione nella massima categoria. La sua velocità intrinseca compensava le limitate capacità della sua macchina, che si rivelava a volte efficace, a volte pericolosa visto il suo alto numero di cadute.

Suzuki ha deciso di terminare il suo programma MotoGP alla fine dell’anno. Fortunatamente Bautista ha trovato un buon manubrio Honda Gresini. La RC213V era decisamente migliore ei risultati non tardarono ad arrivare. A Silverstone ha fatto registrare una pole position (l’unica della sua carriera in MotoGP), oltre a due podi a misano et Aragona. La Honda bianca con il numero 19 è l’ossessione del gruppo. A Tech3, con Andrea Doviziososono gli sfavoriti del 2012, 4e et 5e posti nella classifica generale.

Qui a Silverstone nel 2013. Foto: Smudge 9000

Gli anni di Gresini sono di gran lunga i suoi migliori. È ancora forte nel 2013, ma cala nel 2014 nonostante un podio a Le Mans. La sua velocità mal gestita lo porta al tappeto molto (troppo) spesso. A fine stagione un annuncio clamoroso ha scosso il pianeta Gran Premio: Gresini si è separato dalla Honda per sviluppare il programma Aprilia, che stava facendo il suo grande ritorno nella massima categoria. La recentissima RS-GP versione 2015 non è a norma. Così, per due anni, Bautista affondò proprio come i suoi successivi compagni di squadra, Marco Melandri, Eugenio Laverty o Stefan Bradl.

Avvicinandosi ai 33 anni, sta cercando di riprendersi ad Aspar, armato di una Ducati. Se i buoni risultati scandiscono la sua stagione, il problema della regolarità è ancora presente: otto risultati in bianco su 18 gare disputate. L’esercizio 2018 è il suo ultimo nella categoria regina, anch’esso poco convinto e salvato solo da un freelance all’interno del team Ducati dalla fabbrica a Filippo Isola. Un bel quarto posto che non convince lo spagnolo a restare tra gli elite.

Lo attende una nuova sfida, in Superbike. Gli esordi, su Ducati, sono fragorosi: 12 vittorie in altrettante gare, prima di essere raggiunto nella seconda metà della stagione. Passato in Honda, si mangia il pane nero per due stagioni, prima di fare l’ennesimo ritorno in Ducati nel 2022. E lì regala una prestazione degna del suo talento. Di fronte ad avversari duri e giovani, ha lasciato il podio solo due volte in 33 round, fino alla sua incoronazione sulla pista di Mandalika in Indonesia la scorsa settimana. Una sfida accolta con brio, che rispecchia la grandezza della sua passione.

Ora discutiamo. Non pensi che Álvaro Bautista fosse nel posto sbagliato al momento sbagliato? Mai su una moto francamente competitiva, avrà comunque pilotato eccessivamente la maggior parte delle sue macchine in un momento che non favoriva i corsari. ioImmagina Bautista 2012 nell’era della centralina unica. Non potrebbe vincere diverse gare e fare il guastafeste in campionato? Nessuno lo sa, ma in ogni caso, abbiamo la nostra piccola idea.

Cosa ne pensi ? Diteci nei commenti!

Se sono cresciuti insieme, i due non hanno conosciuto lo stesso destino. Qui a Losail nel 2014. Foto: Box Repsol

Foto di copertina: Jerko

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