Coppa del Mondo di rugby 2003 | L’Australia batte contro la Namibia

Nella storia dello sport ci sono delle sconfitte. A volte ingiusto, a volte meritato. Ci sono anche percosse, quando il grado di sconfitta inizia a salire nell’umiliazione. Sopra, c’è il jerk off, come per esempio il nostro buon XV di Francia nel 2015. Poi, per quanto riguarda i Saiyan con la trasformazione in Super Saiyan Leggendario, c’è la maxibranlée. Quello che quasi ti fa correre più per sostituirti all’impegno che per andare ad affrontare. Ed è esattamente ciò che ha sofferto la Namibia il 25 ottobre 2003 contro l’Australia.

Namibia, la seconda nazione africana di rugby

Stato indipendente del Sud Africa dal 1990, la Namibia è meglio conosciuta per i suoi parchi naturali e le dune di sabbia che per la sua squadra di rugby. Se il turismo è una delle principali attività economiche del paese, i risultati della Coppa del Mondo potrebbero suggerire che è come turista che ci si reca. Se guardiamo il bicchiere mezzo pieno, potremmo dire che la Namibia è la seconda nazione africana di rugby, dietro all’immancabile Sudafrica.

Nel 2003 sono addirittura arrivati ​​sul suolo australiano come vincitori della Coppa d’Africa. Coppa, avete indovinato, a cui il Sudafrica non ha partecipato. Competizione che ha permesso anche ai namibiani di andare a confrontarsi con le migliori squadre del mondo per questa Coppa del Mondo 2003. 4 anni prima avevano scoperto la Coppa del Mondo conquistando 72 punti contro il Canada, 67 contro le Fiji e 47 contro… Francia.

Fare meglio che nel 1999, un obiettivo da raggiungere.

Solo 186 punti subiti in 3 partite, doccia fredda per i namibiani. In 4 anni, questa performance sarà ruminata, digerita e raccolta. Inoltre, le galline che salgono a 5 squadre, ci sarà un’occasione in più per fare un rouste. Tutto benefico. Sulle stesse basi inizia la prima partita contro l’Argentina: 14-67. Per l’Irlanda troviamo la stessa energia: 7-64. Non siamo nemmeno lontani dal fare le fusa. Lo sentiamo, la squadra ha bisogno di uscire dalla sua zona di comfort situata a circa 65 punti di fronte. E per questo, cosa c’è di meglio che incontrare il paese ospitante: l’Australia.

E non ci mentiremo, l’elettroshock ha funzionato. Quasi troppo. 3° minuto, prima meta australiana. 6a meta, seconda meta australiana. 10° minuto, terza meta australiana. 11° minuto,… beh, hai capito. All’intervallo siamo già al vertiginoso punteggio di 69-0 per i Wallabies. O un punto raccolto ogni mezzo minuto. E mentre si potrebbe pensare che l’intervallo rompesse il ritmo, per niente. Assaggeranno un 73-0 nella ripresa per concludere con lo straordinario punteggio di 142 a 0. Centoquarantadue a zero. 22 prova a zero, perché sì, possiamo dire quello che vogliamo, i namibiani si sono difesi a dovere non subendo nessun rigore.

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Piccola botta comunque, perché i namibiani falliscono 3 piccoli punti dai giapponesi che ne avevano presi 145 in area nel 1995 contro gli All Blacks, ma che ebbero la buffa idea di farne registrare 17.

Neanche il tempo per essere più cattivi in ​​attacco, i namibiani hanno dato tutto per incassare. Stanchi, prenderanno solo 37 punti contro la Romania per un totale di 310 punti subiti in 4 partite. I guerrieri riposano. Qualificati poiché ad ogni edizione del Mondiale, hanno perso tutte le partite tranne una. Quella contro il Canada del 2019. Era stata cancellata a causa del tifone.

Nel 2023 torneranno a cercare record in un pool composto da Nuova Zelanda, Italia, Uruguay e… Francia, ovviamente.

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