da dove viene la cifra di 6.500 lavoratori morti in Qatar da quando ha vinto la Coppa del Mondo?

È un titolo forte. “Rivelazioni : 6 500 lavoratori migranti sono morti in Qatar da quando hanno vinto la Coppa del Mondo”. Dal primo comma del l’indagine di Custode*, gli autori citano a “figura scioccante”. Era il 21 Febbraio 2021. Da allora, questa cifra si è ripetuta almeno 400 000 volte, solo su Twitter, secondo calcoli* di un accademico specializzato in tecnologie digitali.

Il Custode non esce dal nulla con la sua cifra: in mancanza di dati soddisfacenti dall’equivalente qatarino di INSEE, si è rivolto ad ambasciate (Nepal, India, Bangladesh, Sri Lanka e Pakistan), ONG (Bangladeshi, Nepalese) per stimare il numero totale di lavoratori migranti morti tra il 2011, pochi giorni dopo l’attribuzione della Coppa del Mondo 2022 al Qatar nel dicembre 2010, e il 2020. Ciò porta a una media di 12 decessi a settimana solo per queste cinque nazionalità, che rappresentano la maggior parte della forza lavoro importato dall’emirato, che è diventato un cantiere a cielo aperto per ospitare l’evento sportivo più importante del pianeta. E ancora, sottolineano gli autori, “il totale dei decessi è molto più alto, perché non abbiamo contato le cifre dei Paesi con molti cittadini in Qatar come le Filippine o il Kenya”.

Dal lato del Qatar i calcoli non danno affatto la stessa cosa. L’emirato riconosce 37 morti tra i dipendenti che lavorano negli stadi dei Mondiali, tra cui “tre sono direttamente collegati al loro lavoro”. Sarebbe ovviamente molto riduttivo opporsi al 6 500 morti da Custode ai 37 del consiglio supremo. Primo perché non stiamo parlando della stessa cosa : il quotidiano britannico era basato sulla morte di lavoratori immigrati, quando le autorità del Qatar contano solo gli incidenti nei siti degli stadi. Stato civile del Qatar, chi pubblica i dati annuali in questa pagina*totale 17 000 morti tra i cittadini stranieri dal 2010 : “Sebbene ogni morte sia scioccante, il tasso di mortalità all’interno di queste comunità è nella norma per le dimensioni e i dati demografici di questa popolazione”ha sostenuto il governo nel suo diritto di replica* pubblicato nel rapporto annuale di Amnesty International lo scorso anno.

Il problema è che non è possibile entrare più nel dettaglio con i dati forniti dal Qatar. “Siamo di fronte a un tasso di morti inspiegabili davvero molto alto nel Paese”indica franceinfo Nick McGeehan, dell’ONG FairSquare, che ha fatto di questa causa il suo cavallo di battaglia. “In tal modo, Il 60% dei decessi registrati è dovuto ad arresto cardiaco o cause naturali”. Sorprendente, per una popolazione di lavoratori giovani e piuttosto sani – devono superare una visita medica prima di poter entrare nel paese – rispetto alla gente del posto, il cui tasso di obesità aumenta anno dopo anno. “Questo è sessanta volte il tasso che ci si aspetterebbe, critica l’università Normalmente dovrebbe essere dell’1%”.

Revisione Cardiologia* ha pubblicato uno studio condotto su 1 300 certificati di lavoratori migranti nepalesi, morti in Qatar tra il 2009 e il 2017. La metà dei decessi è stata attribuita a un problema cardiovascolare, tre volte il tasso previsto dai medici specialisti. Uno degli autori dello studio, Tord Kjellstrom, afferma sul canale australiano SBS* che molte di queste morti “si poteva evitare” se i lavoratori non fossero stati costretti a lavorare in condizioni climatiche estreme.

Nel 2007, 2017 e poi nel 2021, il Qatar ha promulgato leggi che vietano alle professioni ad alto rischio di lavorare a mezzogiorno, testi ritenuto insufficiente dalle ONG*, il mercurio supera facilmente i 30°C a 7 ore mattutine in agosto a Doha. “Ovviamente, quando muori è per un problema cardiaco o respiratorio”critica il professor David Bailey, membro del gruppo di lavoro sulle certificazioni di morte dell’OMS, citato da Amnesty International. “‘Motivi naturali’ non sono una spiegazione sufficiente.”

Le autorità del Qatar si limitano a garantire che i loro dati siano in linea con quanto previsto. L’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) vi si è tuffata, come rileva in un recente rapporto : “Il bilancio complessivo delle vittime tra i lavoratori migranti in Qatar è compreso tra 2 000 e 2 400 ogni anno negli ultimi dieci anni. Se i dati sono classificati per sesso, età, causa del decesso, mese, ecc., non viene specificato se il decesso sia avvenuto sul luogo di lavoro o meno.”

Quindi, credibile, questo ordine di grandezza di 6 500 morti tra i lavoratori migranti ? Nessuna ONG specializzata nella questione fondamentalmente la mette in discussione. Questi dati sovrascrivono uno precedente : nel 2013 il rapporto della Confederazione Internazionale dei Sindacati (Ituc, in inglese, che comprende CGT, FO, CFDT, ecc.) intitolato Il caso contro il Qatar* avanzato il numero di 1 200 morti tra il 2011 e il 2013, sempre sulla base dei dati raccolti dalle ambasciate di India e Nepal. Un dato da prendere con cautela: non include gli altri paesi che sono grandi fornitori di manodopera. Ed è limitato al settore delle costruzioni: non solo gli stadi, ma tutti gli edifici e le infrastrutture erette nella frenesia della crescita dell’emirato, iniziata sicuramente molto prima dei Mondiali.

Il governo indiano aveva reagito a questa cifra, osserva il BBC* : “Data la grande dimensione della nostra comunità [au Qatar]questa cifra è piuttosto normale”. Segno che all’epoca le info non avevano fatto prendere dal panico i comunicatori della Fifa e dell’emirato, il governo del Qatar aveva rivelato* la cifra di 964 morti tra i lavoratori migranti provenienti da Nepal, India e Bangladesh tra il 2012 et 2013.

Ma nel 2015 il tono è cambiato. A quel tempo, l’emirato esordisce con un comunicato* confutare le cifre del Washington Post*. Il quotidiano americano aveva ripreso la stima di 4 000 lavoratori immigrati che potrebbero morire all’inizio dei Mondiali, dal rapporto Ituc (PDF, p.14*). Cifra che, come abbiamo visto, è stata poi significativamente rivista al rialzo. Già all’epoca, la linea dell’emirato è di deplorarlo il giornale confronta questa cifra* con l’unico lavoratore morto durante la costruzione dell’infrastruttura dei Giochi di Londra. “Un confronto più saggio sarebbe stato quello di suggerire che ogni lavoratore migrante morto nel Regno Unito tra il 2005 e il 2012 ha perso la vita sull’altare delle Olimpiadi”, poi punta al Qatar.

Infine, cosa pensare di questa cifra di 6.500 morti ? Ammesso come imperfetto dai suoi autori, ottenendo consensi, in mancanza di niente di meglio, con ONG e attivisti, criticato nella sua interpretazione da Qatar e Fifa… e soprattutto molto frainteso dall’opinione pubblica, non aiutato dai tanti articoli che collegano tutti questi morti solo per cattive condizioni di lavoro nei cantieri dei nuovi stadi dei Mondiali (es ghiaccio*, ghiaccio*, ghiaccio* o ici*.).

Tanto che il marchio di birra BrewDog ha trovato intelligente lanciare una campagna di marketing presentandolo come “l’anti-sponsor dei Mondiali”mentre denuncia “che in Qatar è accettabile che 6 500 operai muoiono per costruire il tuo stadio” e assicurando che tutti i suoi profitti durante la Coppa del Mondo siano donati ad associazioni che difendono i diritti umani. Nobile causa… ma erronea dimostrazione.

* I link seguiti da un asterisco sono in inglese.

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