Formula 1 | Gli alti, i flop e le domande dopo il Gran Premio del Messico

Cime, flop e domande

Dopo ogni Gran Premio, Nextgen-Auto.com ti invita a trovare i top ei flop individuati dalla redazione. Chi merita di essere applaudito? Chi, al contrario, dovrebbe essere criticato? Infine, quali sono i punti interrogativi o le ambiguità da seguire con interesse durante i prossimi Gran Premi? Dai un’occhiata qui sotto!

Cime.

Top n°1: Daniel Ricciardo, orgoglio dopo una maestria strategica

Nessuno si aspettava che il “meglio del resto” in questo weekend messicano fosse Daniel Ricciardo, eppure! In uno scatto di orgoglio, il futuro ex pilota della McLaren ha ricordato i bei ricordi del gruppo, e forse ha dato altri rimpianti ad Haas (che ha subito il rifiuto dell’australiano di unirsi alla squadra l’anno prossimo). In qualifica c’era già un po’ di meglio per Daniel Ricciardo, che aveva fallito mezzo decimo dalla Q3 e “solo” due decimi da Lando Norris.

Ma è in gara che Daniel Ricciardo ha saputo tirare fuori le castagne dal fuoco. Diciamo subito, il suo quasi inaspettato 7° posto è forse dovuto tanto alla riuscita gestione della gomma quanto all’efficace strategia della McLaren: la scelta giusta è stata far durare le medie (44 giri per Daniel Ricciardo!) ad inizio gara stint, per finire morbido con un ritmo incredibile (in quello della Red Bull). Daniel Ricciardo, travolto dalla sua velocità, ha quasi perso tutto con questo sfortunatissimo sorpasso su Yuki Tsunoda, sanzionato appunto da dieci secondi. Ma, incredibilmente, Ricciardo è stato così veloce con le sue offerte che è riuscito a creare un gap sufficiente su Esteban Ocon per mantenere questo 7° posto.

Quindi è tanto Daniel Ricciardo che deve essere premiato oggi, quanto la McLaren per aver osato questa strategia che è stata sia la più rischiosa che in definitiva la più efficace. Mai troppo raffinato dalla strategia quest’anno, Daniel Ricciardo sta recuperando terreno e sta dimostrando che in una buona giornata può ancora portare a termine il lavoro, ma quest’anno è successo troppo poche volte.

Top n°2: Bottas ha sbaragliato la concorrenza nelle qualificazioni

È qui più il sabato che la domenica dell’Alfa Romeo che vorremmo premiare. Perché in qualifica, confermando le promesse delle prove libere, Valtteri Bottas si è scatenato. Con tempi sul giro impressionanti che lo hanno portato almeno davanti alle Ferrari. Questa sessione di qualifiche ha così ricordato gli anni migliori di un Bottas sempre molto veloce in qualifica contro Lewis Hamilton alla Mercedes. In Q3 si è persino offerto il lusso di superare Charles Leclerc e di mettere tre decimi in vista di Lando Norris.

Peccato quindi che la gara non sia stata all’altezza delle aspettative, con l’unica consolazione di un 10° posto che mette fine a 10 Gran Premi senza punti per l’Alfa Romeo (dal Canada). La colpa è, ancora una volta, di una brutta partenza per Bottas; e una strategia complicata, visto che Bottas era uno di quei piloti che montava le sue gomme dannatamente dure.

Frédéric Vasseur può ancora uscirne soddisfatto da questo incontro a Città del Messico: le modifiche apportate di recente alla vettura sembrano funzionare come un fulmine. Sarà necessario tenere testa all’Aston Martin F1 nella classifica costruttori.

Top n°3: Un’altra grande prestazione per Albon in gara

La sua gara potrebbe essere andata un po’ fuori dal radar, ma è ammirevole come ad Austin: Alexander Albon ha offerto ancora una volta una prestazione di alta classe questa domenica a Città del Messico. Partito in fondo alla griglia, anche il pilota della Williams ha avuto una brutta partenza. Ci aspettavamo quindi da lui una gara anonima ma, con una strategia medio-morbida (la stessa di Daniel Ricciardo), è riuscito ad avere un ritmo infernale per avvicinarsi, vicinissimo alla zona punti (12° posto finale), alle spalle di Valtteri Bottas e Pierre Gasly.

Quando sappiamo che Nicholas Latifi ha concluso un giro dietro al proprio compagno di squadra (sicuramente subendo danni all’inizio della gara, ma anche perdendosi totalmente, soprattutto con le gomme dure); quando ancora si sa che in alta quota, con un minor carico aerodinamico, questa Williams non era guidabile nelle curve lente (inoltre la Williams aveva privilegiato la velocità massima in curva, come quest’anno a Spa); quando sappiamo tutto questo, possiamo ancora misurare quanto Alexander Albon abbia offerto una prestazione di prim’ordine a Città del Messico.

I flop

Flop n°1: Mercedes o lo svantaggio di fidarsi dei computer più dei sentimenti dei piloti

Se il Gran Premio del Messico è stato uno dei meno esaltanti dell’anno, i colpevoli forse si trovano tutti: gli strateghi Mercedes. Anzi, contro ogni apparenza, preferivano scrivere i dati dai loro computer, piuttosto che i sentimenti dei piloti. Gli strateghi non hanno tenuto conto di nulla: né le opinioni di Lewis Hamilton e soprattutto di George Russell, che volevano far durare il loro stint nelle medie, e ci hanno ricordato come le gomme dure non fossero la scelta migliore; né esempi di Sebastian Vettel, che era riuscito a far durare un lunghissimo stint con le morbide, o di Daniel Ricciardo che ha fatto la stessa cosa con le medie; né il ritmo basso dei ragazzi duri…

No, contro la Terra intera, contro i suoi piloti, contro la verità, gli strateghi Mercedes erano convinti che le gomme medie di Max Verstappen e Sergio Pérez alla fine dello stint sarebbero crollate. Non era assolutamente nulla, privando il pubblico di una grande battaglia. Capiamo così Valtteri Bottas quando ha ricordato, nei suoi anni Mercedes, quanto il computer avesse la precedenza sull’umano:“Penso che Lewis si sia sentito allo stesso modo. A volte preferiva decidere quale direzione prendere, ma gli ingegneri dicevano: ‘No, il computer dice qualcos’altro. A volte era un po’ come una rissa, ma è bello poter discutere di queste cose. » Tuttavia, con una strategia simile a quella di Daniel Ricciardo, questa Mercedes F1, molto in forma a Città del Messico, avrebbe potuto sfidarsi e giocarsi la vittoria.

Questo fallimento strategico, questa eccessiva fiducia nei dati dei computer, deve essere messo in discussione alla Mercedes. Non dovremmo fidarci di più dei piloti? O almeno separare le strategie (George Russell avrebbe potuto prolungare il suo periodo in medium)? Senza dubbio in futuro, i piloti si sentiranno autorizzati a dettare più strategia ai cervelli troppo informati ma male informati del muretto dei box.

Flop 2: Ma dov’erano le Ferrari?

Allerta rapimento, denunciata la scomparsa di due Ferrari a Città del Messico… Le Ferrari sono state infatti trasparenti e totalmente invisibili durante questo weekend messicano. Quinta e 6a, le monoposto della Scuderia hanno disputato una gara a immagine forse della stagione 2014, entrambe molto affidabili e molto lontane in pura prestazione dai top team. Un minuto ha separato i Reds da Max Verstappen al traguardo! E in qualifica Charles Leclerc è stato addirittura battuto da un’Alfa Romeo, quella di Valtteri Bottas…

A Maranello siamo rassicurati: questa scarsa prestazione è un risultato isolato, legato all’altitudine che incide sull’aerodinamica delle vetture. Chiaramente, alla Ferrari non sarebbero piaciute le gare acuti. Lo si vedeva, con un’auto molto instabile – è quasi un miracolo che Charles Leclerc e Carlos Sainz non abbiano perso la macchina, dopo una serie di piroette sui cordoli e con sovrasterzo e sottosterzo quasi ovunque.

Ma Città del Messico è una sorta di hapax, un evento da isolare? Il metodo Coué ha i suoi limiti anche in Mattia Binotto: va ricordato che per alcune gare, come peraltro ad Austin, la Mercedes sembra aver riconquistato il primato in termini di prestazioni pure; e che lo sviluppo aerodinamico a Maranello non sta al passo con Red Bull e Mercedes. In breve, Città del Messico potrebbe essere una gara a parte, ma ha solo esacerbato tendenze che già c’erano. Dovremmo preoccuparci per la Scuderia del prossimo anno?

Flop n°3: Weekend da dimenticare per Aston Martin F1 e Haas

Due squadre che si erano ritirate dal gioco ad Austin il fine settimana precedente erano, al contrario, deluse a Città del Messico. Come accaduto per la Ferrari, l’altitudine ha infatti fatto deragliare totalmente le prestazioni pure delle Aston Martin F1 e della Haas. Le monoposto verdi sono state le migliori in griglia ad Austin? Questa volta erano molto indietro. Kevin Magnussen è arrivato in zona punti ad Austin? Era, con Mick Schumacher, molto lontano dal segno. Gli errori dei piloti non hanno aiutato, come Mick Schumacher che in qualifica ha visto annullare il suo giro più veloce per aver tagliato un cordolo.

Insomma, il weekend di queste due squadre ha sottolineato ciò che Frédéric Vasseur stava ancora evidenziando di recente: il centrocampo è così stretto che la minima oscillazione di prestazione può portarti dal primo (dal centrocampo) all’ultimo. . La ruota della fortuna gira veloce nel gruppo.

Vogliamo vedere…

Verstappen e Red Bull si preparano a realizzare la migliore stagione della storia?

Con ormai 14 successi nella stagione, Max Verstappen ha già stabilito un primo record assoluto: il numero di vittorie in un solo anno (Michael Schumacher ne aveva 13 nel 2004, così come Sebastian Vettel nel 2013). I detrattori di Max Verstappen potranno sicuramente dire: il calendario 2004 ha segnato 18 Gran Premi, contro i 22 del 2022 (con la cancellazione della Russia).

Ma attenzione alla polemica: perché se Max Verstappen vincerà i prossimi due Gran Premi, cosa tutt’altro che impossibile visto il passo della sua Red Bull, avrà vinto il 72,72% dei Gran Premi disputati. Per Michael Schumacher, nel 2004, era del 72,22%. Le percentuali sono ovviamente molto vicine ma l’impresa, per Max Verstappen, sarebbe matematicamente leggermente superiore!

La Red Bull può anche eguagliare un record che pensavamo irraggiungibile: quello di 11 vittorie di fila per una sola squadra. Questo record ora appartiene alla McLaren ed è stato stabilito durante il mitico anno 1988, da Ayrton Senna e Alain Prost. Questo la dice lunga sulla stagione di Max Verstappen e della Red Bull che potrebbe, semplicemente, diventare la migliore statisticamente nella storia della F1.

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