Giappone: perché il mago Matthieu Jalibert non è vicino a iniziare in Blue

Allo stadio di Tolosa,

Il pubblico dello Stadium ha avuto una premonizione questa domenica poco prima delle 14? Al momento dell’annuncio delle squadre di questa Francia – Giappone (35-17)il nome di Matteo Gialiberto è salito nel metro degli applausi quasi quanto quello delle glorie locali, siano esse allenatori (Servat) o giocatori (Marchand, Jelonch, Ntamack, Ramos e il subentrato Mauvaka). Un comportamento piuttosto sorprendente a Tolosa, dove lo sciovinismo si veste di rossonero mentre l’apertura si evolve con il rivale Bordeaux-Béglais e incarna perfettamente l’avversario che amiamo odiare, come l’inglese Owen Farrell.

Alla fine l’hanno visto perfettamente i 30.000 spettatori, visto che l’ingresso di Jalibert, al 57′, ha fatto uscire il match dall’umido torpore in cui si crogiolava dal fischio d’inizio. Vero inno alla gioia, lo zebulon girondino è stato decisivo nelle ultime due mete francesi, firmate Damian Penaud e Anthony Jelonch.

“Ha fatto un inizio molto, molto buono, ha accolto Fabien Galthié quando ha distribuito i punti buoni. Ha giocato solo con il piede e con la mano, con alternanza, e ha dato molta aria alla nostra squadra. »

  • 61°: Jalibert calcia per se stesso. Nella staffetta, Chalureau è troppo lento a concludere, ma l’azione porterà alla seconda meta di Penaud in questa partita.
  • 67′: Mat’ ipnotizza la difesa giapponese grazie ai suoi appoggi da ghepardo. Alla fine Danty segna ma la meta viene (logicamente) rifiutata.
  • 70°: Volevi studio-lavoro? Il maestro dell’UBB trova un bel tocco nei 22 metri giapponesi.
  • 73e: nuovo calcio per se stesso. L’azione si conclude con una meta di Jelonch.
  • 76′: dopo un tiro bloccato da Ramos, Jalibert piega in area di meta prova un recupero disperato e finisce per non fare passaggio a nessuno, palla inattiva. Mischia da 5 metri per il Giappone… Bene OK, quella ce la dimentichiamo.

Ntamack ancora in difficoltà

Quando è entrato in campo il vantaggio di Bordeaux-Béglais, i Blues erano sicuramente in vantaggio (21-10) ma Romain Ntamack, più richiesto di contro l’Australia (30-29) et Sudafrica (30-26), ancora in difficoltà. Il suo passaggio di piede alla prima meta di Penaud (7°) pesa poco rispetto ai suoi falli di mano o anche a questo ritorno diretto su palla morta (22°).

Al di là di questa partita portata a termine con diversi punti di sutura al naso, il Toulousain, orfano per questo incontro casalingo dell’icona locale Antoine Dupont (squalificato), ha superato generalmente in difficoltà le tre prove di novembre. C’è da dire che lo staff lo ha bocciato uscendo da due mesi di infortunio alla caviglia, senza passare dalla Top 14.

Romain Ntamack ha perso la sua partita.
Romain Ntamack ha perso la sua partita. – Lionel Bonaventura / AFP

Tuttavia, Galthié non ha mostrato “rimpianti” per aver stabilito sistematicamente l’eroe della vittoria contro i Blacks lo scorso anno, lasciando al suo rivale UBB il ruolo di sostituto (circa 20 minuti contro Australia e Giappone e 10 minuti contro il Sudafrica). “Roman è stato meno cruento, è vero”, ha risposto il maestro degli orologi blu interrogato da un collega. Questo fa parte della complementarietà tra Romain e Matthieu in questa competizione. In sostanza: Jalibert, più esplosivo ma probabilmente meno metronomo di Ntamack, è l’ideale “finitore”, nella neolingua del XV di Franciaa pesare sulle difese stanche, nel corso della ripresa.

“Conferma tutto il bene che pensiamo di lui”, ha aggiunto Galthié dopo questa terza rimonta di successo. Pur specificando: “Non ci siamo sbagliati nel costruire una squadra nella continuità del Torneo Sei Nazioni e reintegrare Matthieu che usciva da un anno bianco e che sentivamo stava tornando in forma. Oppure, in una variazione della frase precedente: “Matthieu conferma il suo ritorno ai massimi livelli dopo un anno difficile in cui ha subito molti infortuni e una stagione difficile con il suo club. »

Il “dovere della memoria” di Fabien Galthié

Tra l’interminabile strappo alla coscia che lo ha privato della totalità del Torneo, e quindi del Grande Slam, e lo confonde con il suo ormai ex manager Christophe Urios all’UBB, Jalibert è infatti scomparso dai radar internazionali tra il tour autunnale dello scorso anno e quello in Giappone di questa estate. Ma è sempre rimasto nella mente dello staff del XV di Francia il numero 2 nella gerarchia. E probabilmente lo è ancora oggi per quel “dovere di memoria” di cui parlava il tecnico dopo la sfida contro i Boks a Marsiglia, ricordando quel “romano [avait] ha portato la squadra molto, molto in alto. »

Non è più quindi il tempo per il testa a testa tra i due giovani apripista (Jalibert ha 24 anni, Ntamack 23) o per l’associazione “Jalimack”., con i girondini in 10 e l’Haut-Garonne al centro, come lo scorso novembre contro l’Argentina (29-20) poi la Georgia (41-15). L’attuale serie storica di 13 vittorie consecutive e la prospettiva di un primo titolo mondiale in casa in meno di un anno dovrebbero consentire di perpetuare l’attuale formula, nonostante gli ego reciproci.

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