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Grazie Messi, croati bolliti, Modric applaudito… Preferiti e graffi dei nostri inviati speciali dopo Argentina-Croazia

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Ritrovate le impressioni degli inviati speciali di Figaro durante la qualificazione dell’Argentina alla finale dei Mondiali a spese della Croazia (3-0).

Inviati speciali a Lusail

PREFERITI

Messi in missione

Lionel Messi sta bene, grazie per lui. Al di là del rigore, il quinto gol del torneo, il nuovo primatista a pari merito di partite di Coppa del Mondo (25, come Lothar Matthaus) ha mostrato ancora una volta la sua classe sul prato di Lusail, per guidare la sua Argentina alla vittoria contro la Croazia (3-0) e quindi in finale. Dopo 20 minuti di osservazione, la Pulce è entrata in modalità selvaggia, accelerando, dando il tono, guidando magistralmente questa generosa ma poco brillante Argentina. Senza Messi, nessuna salvezza per l’Albiceleste, un po’ come il predecessore del 1986 con Diego Maradona. Il parigino è in missione, si vede, si sente, si sente. Non è uscito, nemmeno quando il tecnico croato ha ceduto le braccia sostituendo l’altra leggenda, Luka Modric. Messi che ha toccato il sublime nella ripresa quando ha interpretato Josko Gvardiol come un torero prima di offrire il suo secondo gol di giornata a Julian Alvarez. Spinta di salsa gaucho. Magico. Il nativo di Rosario non finisce mai di stupirci o stupirci. Signor Messi.

Luka Modric, delizioso genio

Nel duello che ha consegnato con Lionel Messi, il croato sarà sicuramente il più deluso dall’esito della partita, ma non dovrà nemmeno vergognarsi. Solido, prezioso, aggressivo e mai infastidito dal pallone, ha risposto presente il consueto conduttore da vice-campioni del mondo 2018. Unico problema, a calcio si gioca a 11 e in questo caso Luka Modric è ancora alla ricerca della maggior parte dei suoi compagni, scomparsi martedì sera sul prato dello stadio Lusail (vedi altrove). A 37 anni, il metronomo dalmata ancora una volta ha fatto parlare la sua scienza del gioco, senza però essere decisiva. Esasperante. Di certo, Luka Modric, la cui fine della carriera nella selezione si preannuncia inevitabile, lascerà un vuoto enorme. L’ovazione riservatagli dal pubblico (in maggioranza argentino) alla sua uscita attesta il segno che lascerà tra gli appassionati di pallone.

Fervore argentino, ancora e ancora

Lo diciamo lo ripetiamo, i tifosi argentini sono tanto numerosi quanto calorosi in Qatar. Dalla sconfitta contro l’Arabia Saudita (1-2) in questa facile qualificazione alla finale, gli “Hinchas” si danno senza contare, come i loro beniamini. Testimoni privilegiati del (probabile) ultimo ballo di Messi, hanno nuovamente alzato la temperatura allo stadio Lusail, cantando dall’inizio alla fine. Infatti, prima del fischio d’inizio e ben dopo il fischio finale, prima i brividi vedendo la Pulga sugli schermi prima di entrare in campo per il riscaldamento alla seduta di comunione dopo la vittoria, la quinta in questo momento. “Abbiamo i migliori tifosi del mondo… con gli argentini», scivolò Walid Regragui martedì scorso, in una conferenza stampa. Un complimento sacro in bocca allo sciovinista allenatore marocchino. I tifosi francesi più sciovinisti possono solo sperare che i tifosi di Argentina e Marocco non abbiano la possibilità di lottare a suon di decibel domenica, durante la finale (ore 16), per il titolo mondiale dagli spalti. Ciò significherebbe che i Blues hanno ceduto contro gli Atlas Lions mercoledì (20:00), nella seconda metà della Coppa del Mondo.

COLPI DI ARTIGLIO

I croati erano bolliti

Troppi giochi. Ai croati, autori di un percorso magnifico in questo Mondiale con in particolare la vittoria sotto tensione contro il Brasile nei quarti di finale, è mancato tutto martedì sera contro l’Argentina. Il gradino era troppo alto. L’obbligo di una nuova XXL fatica fin troppo delicata per gli uomini di Zlatko Dalik. A parte Luka Modric, che dall’alto dei suoi 37 anni dà ancora l’impressione di avere 10 anni in meno, il collettivo dalmata ha avvizzito contro l’Albicelste. Troppa fatica, troppa generosità difensiva e poco peso offensivo per sperare in meglio. Una sconfitta che nulla toglie al bilancio delle finaliste del Mondiale 2018, presenti a sorpresa in semifinale in Qatar. Una performance favolosa per un paese di 4 milioni di abitanti.

piccola metà

Con una Croazia arrostita (vedi altrove) e un’Argentina operaia soggetta alla genialità dell’unico Messi a brillare, la prima semifinale del Mondiale del Qatar non è stata entusiasmante. Tanto più che i giocatori di Lionel Scaloni erano già in vantaggio per 2-0 all’intervallo, tremando appena dopo l’intervallo prima di segnare il terzo gol, grazie al prezioso tenente Julian Alvarez. Poco o niente spettacolo, ancor meno suspense e un’opposizione squilibrata: se non dalla parte di Buenos Aires, non c’era nulla da accendere. A meno che non ci accontentiamo di vedere evolversi le due leggende viventi Modric e Messi. Un momento storico, non è poi così male…

Argentina-Croazia in immagini

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