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il miglior marcatore 20, questo regalo dell’UCI alle grandi squadre che stravolgerà il ciclismo

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Se per opinione generale il nuova scala UCI è piuttosto una buona iniziativa, soprattutto in vista di un riequilibrio tra corse a tappe e corse di un giorno, senza dimenticare la rivalutazione dei grandi eventi, un altro aspetto della riforma presentata presenta una vera e propria questione, il top 20 scorer, per diversi motivi.

Un regalo alle armate

Chiaramente questo cambio a livello di capocannoniere è un regalo enorme fatto alle grandi squadre, quelle che sono abbastanza ricche da permettersi il lusso di avere una forza lavoro fitta e che sale a 30 corridori.

Infatti, se la top 10 può permettere a certe formazioni di lottare per una stagione, e l’incertezza regna un po’ di più, questa top 20 riduce a zero ogni rischio o incomprensione per le armate, che hanno comunque corridori di talento più che sufficienti per mettere insieme i punti e creare distacchi significativi con la concorrenza. Ma non è anche l’incertezza che a volte fa la bellezza dello sport?

Ingiusto per la forza lavoro più piccola

A seconda che tu abbia 20, 25 o 30 corridori nella tua squadra, la situazione chiaramente non è la stessa con questa parte della nuova riforma. Infatti, una forza lavoro come Total conta 25 corridori, chiaramente non parte con le stesse possibilità di inizio stagione di una struttura come Israel Premiertech ad esempio, che con i suoi 29 residenti potrà permettersi il lusso di affittare 2 o 3 ragazzi che perdono interesse per la corsa a punti, ma hanno anche uno o due infortuni a lungo termine durante la stagione.

Un enorme vantaggio verrà dato anche a chi ha un team di sviluppo, perché potrà anche attingere all’organico in maniera abbastanza regolare per permettere a certi piloti di respirare un po’, ma anche per schierarsi su un fronte in più. .

Anche in questo caso sono i soldi a fare la differenza, a discapito dei più deboli, ma anche della crescita dei giovani corridori, che piuttosto che proseguire l’apprendistato nelle gare U23, potrebbero benissimo ritrovarsi «a fare i conti» su Pro Eventi di serie o classe .1 del calendario UCI, senza la minima possibilità di giocarsi la carta ovviamente, perché i punti segnati non sarebbero stati presi in considerazione.

Sprint per il 12° posto

Se avete odiato la corsa ai punti nel 2022, e i calcoli da farmacista per un 6° o un 8° posto, avrete la possibilità dalla prossima stagione di assistere a volate mozzafiato sui Grandi Giri per un bel 14° posto, ottenuto in scippata da un membro modello del team, che senza dubbio ne uscirà cresciuto e orgoglioso del lavoro svolto a seguito di questo ulteriore sforzo compiuto. Niente più pubblicità destinata al fallimento, e spazio all’ottimizzazione totale, perché in effetti, chi passerà il tempo in prima fila per hobby su palchi pianeggianti, quando alla fine basta produrre uno sforzo di poche centinaia di metri per afferrare 10 o 15 punti.

E l’usura mentale della forza lavoro

Chi dice top 20 dice che ora è tutta la forza lavoro, con poche eccezioni, a risentire della corsa a punti. È finito, infatti, il tempo benedetto in cui i compagni modello potevano tranquillamente, una volta terminato il loro lavoro nell’ombra, rialzarsi tranquillamente per poter mettere da parte le forze per il prosieguo della stagione. D’ora in poi, e soprattutto per le squadre con meno di 30 piloti, bisognerà coinvolgere tutti, perché ogni punto conterà, e una volta fatto il duro lavoro, questi piloti modello, mai messi in luce, dovranno tornare a lottare per cercare di ottenere un posto nei punti, tutto ciò che si aggiunge all’usura fisica e all’usura mentale che potrebbe essere evitata.

Perché non prendiamoci in giro, la fatica del 2022 ha lasciato il segno a livello mentale, e se si trattava solo dei migliori piloti, l’anno prossimo tutto il gruppo sarà sotto pressione, e questo per tutto l’anno, per poter non solo vincere gare o aiutare un compagno di squadra a vincere, ma anche per essere utile per il suo allenamento dal punto di vista contabile, e se volessimo provocare ancora più burn-out nel gruppo, non potevamo fare di meglio…

Di Carlo Marsault

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