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In Argentina, il palazzo presidenziale privato dei Mondiali

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Tifosi davanti alla Casa Rosada, il palazzo presidenziale, dopo aver atteso per ore l'arrivo dei calciatori, a Buenos Aires, il 20 dicembre 2022.

Il centro di Buenos Aires e le sue autostrade adiacenti, punteggiate di blu e bianco, traboccanti di cinque milioni di sostenitori (una cifra astronomica, in un paese di 47 milioni di persone); fan che prolungano la festa e cantano a squarciagola; giocatori che issano trionfalmente i loro trofei a bordo di un autobus a due piani: l’accoglienza dei campioni del mondo di calcio nel loro Paese martedì 20 dicembre ha regalato un numero impressionante di immagini che compongono il mosaico di questo storico evento. Ma ne manca uno: i calciatori sul balcone della Casa Rosada, il palazzo presidenziale. Sono stati invitati lì. Ma non sono andati lì.

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Sempre in Qatar, per mancanza di conferme, i media nazionali si sono chiesti: i giocatori andrebbero nella sede dell’esecutivo? La domanda è rimasta senza risposta per tutta la giornata di martedì, sovrapposta alla grande confusione attorno al percorso dell’autobus lungo il quale si sono ammassati gli argentini che, per alcuni, avevano effettuato il viaggio dalle province limitrofe, grazie a una vacanza decretata in extremis il giorno prima dal governo.

Nel corso della giornata, l’arrivo dei giocatori alla Casa Rosada è stato annunciato al condizionale da alcuni media, spingendo migliaia di tifosi ad attenderli in Plaza de Mayo, adiacente al palazzo. Ci sperava anche il presidente argentino Alberto Fernandez (centrosinistra). Invano. Il bus ha dovuto rinunciare a tutto il suo percorso, privando il tanto agognato incontro del Capo dello Stato e dei milioni di persone raccolte in una folla compatta nel suo cammino verso il palazzo presidenziale. Il veicolo non è riuscito a liberare un passaggio sicuro. Due uomini sono persino riusciti a gettarsi sull’autobus da un ponte sopra l’autostrada, che avrebbe spinto alla decisione di deviare dal percorso.

“Rompere con l’eredità di Maradona”

Alla fine i campioni non sono nemmeno arrivati ​​a Casa Rosada, senza che nessuno conoscesse i motivi e nemmeno i responsabili di tale decisione – il capitano? i giocatori ? la Federcalcio argentina (AFA)? Le accuse di cattiva organizzazione sono aumentate vertiginosamente. “Non ci è permesso salutare tutti coloro che si sono riuniti all’obelisco [le point de ralliement des fans], le stesse organizzazioni di sicurezza che ci scortavano non ci lasciano andare avanti”, si è lamentato su Twitter il presidente dell’AFAClaudio Tapia, detto «Chiqui».

Questo incontro mancato è una novità: mai una squadra di calcio campione o finalista ha rifiutato un incontro con l’esecutivo, qualunque sia il suo schieramento politico. Nel 1986, dopo la loro vittoria – la prima conquistata in democrazia, la precedente essendo avvenuta in piena dittatura militare, nel 1978 – i campioni, guidati da Diego Maradona, si recarono alla Casa Rosada. “Diego” porge addirittura la coppa al presidente, Raul Alfonsin (centrosinistra), che la bacia. I campioni esultano sul balcone del palazzo presidenziale, proprio come nel 1990, Maradona sempre in prima linea, quando mancano l’incoronazione di un corteo. Il presidente Carlos Menem (a destra) appare, raggiante, con i vice-campioni. Nel 2014, mentre l’Argentina tornava dal Brasile battuta dalla Germania in finale, si trovò un’altra formula: la presidente Cristina Fernandez de Kirchner (centrosinistra) riceve i giocatori presso la sede della Federcalcio argentina.

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