la Coppa del Mondo degli eccessi

Al Janoub Stadium, ad Al Wakrah, a sud di Doha, nel giugno 2021.

E allora eccolo, questo tanto diffamato Mondiale… Dodici anni che il Qatar lo prepara, convinto di farne la sua vetrina, l’apoteosi della sua strategia di soft power sportivo. Quale modo migliore per coronare il suo successo geopolitico se non quello di ospitare la più popolare delle competizioni, uno spettacolo globale il cui impatto, in molti paesi, supera nettamente quello dei Giochi Olimpici (OG)? È un dato di fatto: per un mese parte del mondo avrà gli occhi puntati su Doha.

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Questo ricchissimo emirato ha speso generosamente, e tirato tutti i fili della sua influenza internazionale, per ottenere questo privilegio solitamente riservato a Paesi già dotati di strutture (stadi, alberghi, mezzi di trasporto, sicurezza) adatte a tali raduni massicci e festosi. L’accoglienza di 32 selezioni, e soprattutto di centinaia di migliaia di spettatori – almeno quelli che avranno i mezzi per pagare fortune in spese di viaggio e soggiorno -, costituisce una sfida importante per un Paese di meno di 3 milioni di abitanti, il 90% stranieri .

In molti modi, questo 22e Il Mondiale si preannuncia quindi storico, non fosse altro perché sarà il primo a svolgersi nel mondo arabo. Una regione appassionata di calcio, che desiderava conquistare finalmente questo Graal. Ma storici, i Mondiali del Qatar saranno storici anche per motivi che i vertici dell’emirato probabilmente non immaginavano quando si sono imbarcati nell’avventura. Dalla designazione del loro paese da parte della Federcalcio internazionale (FIFA) nel 2010, gli attacchi si sono moltiplicati, raddoppiando anche di intensità con l’avvicinarsi del calcio d’inizio il 20 novembre.

i soldi comprano tutto

In questa valanga di critiche, c’è un elemento di malafede, pregiudizio e alcune “notizie false”, probabilmente alimentata di nascosto dai nemici che l’emirato si è fatto nella sua frenetica ricerca di visibilità. Rimangono diverse accuse, pesanti e documentate: compravendita di voti presso la Federcalcio internazionalelo sfruttamento dei lavoratori stranieri che hanno faticato nei cantieri, spiando personaggi o media ritenuti troppo critici… Senza dimenticare, ovviamente, un punto essenziale: le conseguenze climatiche.

Non era un’aberrazione attribuire questo torneo a un paese desertico, già campione mondiale di emissioni di gas serra pro capite? Non è questa la prova che i soldi comprano tutto, anche la modifica dei calendari del mondo del calcio o la costruzione di sette stadi monumentali, che poi serviranno poco, checché ne dicano i qatarioti?

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Nessun Mondiale ha suscitato tante critiche, nemmeno quello disputato nel 1978 in Argentina sotto la dittatura militare. Per trovare tracce di un evento in cui l’aspetto strettamente sportivo è stato così eclissato dal non sportivo, dobbiamo tornare alle Olimpiadi di Mosca (1980) e Los Angeles (1984), segnate dai boicottaggi.

Abusato da tutte le parti, il Qatar si è trovato negli ultimi anni sempre più solo a difendere i propri Mondiali. Ansioso di alzarsi in piedi, è arrivato al punto di invitare i tifosi stranieri, tutte spese pagate, per venire a vedere le partite e garantire l’atmosfera. Un approccio che tradisce sia la portata delle sue preoccupazioni sia la sua ignoranza del mondo degli spalti, dove la passione non si compra.

Visione eurocentrica

Sia dalla parte della Fifa che da quella dei Paesi che avevano sostenuto la candidatura del Qatar (Francia in primis), il tema “Qatar 2022” ha finito per diventare radioattivo. L’emirato lo sa bene, e sta lavorando per difendersi visto che nessuno, o quasi, lo fa per questo. In tal modo, in una recente intervista a Mondoil ministro degli Esteri, Mohammed Ben Abderrahmane Al Thani, ha denunciato gli appelli al boicottaggio, attacchi che ha ritenuto “spacciato da un numero molto ristretto di persone, in dieci Paesi al massimo, che non sono affatto rappresentativi del resto del pianeta”. E per aggiungere: “Il calcio è di tutti. Non è un club riservato alle élite. Quattrocentocinquanta milioni di arabi sono lieti che la Coppa del Mondo sia finalmente organizzata nella loro regione. »

Bisogna infatti diffidare da una visione molto europeista dei problemi di coscienza posti da questo Mondiale. In molti Paesi, arabi e non, le questioni sollevate qua e là sono poco o per nulla dibattute, comprese quelle relative al clima. Tuttavia, la dimensione politica di questo incontro calcistico è tale che Il mondo ha deciso di dedicargli una copertura molto ampia su tutti i suoi supporti. Anche l’aspetto sportivo sarà ampiamente trattato nei giorni a venire e fino alla finale di domenica 18 dicembre, ma senza mai perdere di vista l’essenziale: il contesto e le tematiche.

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