La nostra casa sta bruciando e stiamo guardando il calcio

Mbappé, Messi, Ronaldo, Neymar: dal 20 novembre al 18 dicembre le leggende del pallone tondo calcheranno i prati del Qatar, Paese della penisola arabica dove i mondiali di calcio. Per un mese, gli occhi del mondo saranno puntati sulle loro imprese, sui loro fallimenti… e da nessun’altra parte. In ogni caso, questo è l’augurio della Fifa, l’organizzazione che gestisce il calcio su scala globale. In posta inviato ai trentadue paesi partecipanti, ha chiesto alle federazioni di farlo « concentrarsi sul calcio » e lascia da parte il « battaglie ideologiche o politiche esistenti ».

In altre parole, non roviniamo la festa. Facciamo finta che la Coppa del Mondo non sia stata comprata tangenti del Qatarcon argento idrocarburico [1]. Come se i suoi stadi e le sue grandi infrastrutture non fossero stati costruiti sfruttando lavoratori provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh o Sri Lanka. Come se migliaia di loro non fossero morti, annichiliti dal caldo e dai ritmi infernali. Come se il Mondiale non ci seppellisse tutti, con i suoi 6 milioni di tonnellate di CO2 rilasciato nell’atmosfera. Con i suoi stadi climatizzati, ad uso singolo, e le sue nuvole di aerei, usati come taxi [2]. La nostra casa sta bruciando, ma chissenefrega: finché la palla gira ancora, guardiamo altrove e, preferibilmente, il campo di calcio.

Sapete, cari lettori, Reporterre non abituato a cercare altrove. Per questo ci siamo identificati le tante derive perché « mondo della vergogna » che è fondamentalmente solo uno specchio ingranditore di l’insostenibilità di affari sportivi e le sue grandi masse, competizioni internazionali, sempre più in superficie e slegate dalle crisi che stanno scuotendo il mondo. La prossima edizione della Coppa del Mondo, nel 2026, sarà disputata da 48 squadre, e non più 32. Le sue partite saranno divise tra Canada, Stati Uniti e Messico. Più squadre, partite trasmesse, sponsor e viaggi aerei. La FIFA è importante profitti [3]quando gli abitanti di una Terra disordinata vedere l’orlo del precipizio.

Partita Francia-Danimarca allo Stade de France di Parigi il 3 giugno 2022. © Alexandre-Reza Kokabi / Reporterre

Tuttavia, un altro orizzonte è possibile: riportare la tazza ai suoi sensiuscire dal gigantismo per misure di sobrietà, passando a competizioni meno frequenti, più piccole, senza stadi superflui. Ma è improbabile che le maggiori autorità mettano volontariamente a dieta le loro galline d’oro. Per sfuggire alla crescente esasperazione che suscitano, preferiscono scommettere sulla compensazione del carbonio, un gioco di prestigio che consente loro di continuare a inquinare in maniera massiccia, pur rivendicando « a emissioni zero ».

Il sistema non si trasformerà, dovrà essere costretto a farlo. Non potremo quindi fare a meno della lotta.

« Il boicottaggio cittadino non è vano »

Va bene, la Coppa del Mondo sta scatenando un movimento di protesta senza precedenti. Per quali vittorie ? L’opzione di un boicottaggio istituzionale si è persa nei corridoi dell’Eliseo o, più sicuramente, non è mai stata presa in considerazione. Sarebbe stato stupefacente il contrario, tanta Francia — soprattutto Nicolas Sarkozy, il suo ex presidente, si adoperò affinché il piccolo emirato ottenesse la sua consacrazione. Idem per la Federcalcio francese, il cui presidente, Noël Le Graët, è stato insensibile alle condizioni di vita dei lavoratori. SU TF1neanche il suo dipendente Didier Deschamps, allenatore dei Blues e due volte campione del mondo, si è bagnato. « Partecipare non significa approvare », ha dichiaratopoco dopo aver svelato il suo elenco.

Traditi dalle istituzioni, cosa ci resta ? Il boicottaggio cittadino, quello degli appassionati di calcio, non è vano. Offusca la reputazione dell’evento e abusa della strategia del Qatar, che cerca di ottenere visibilità e influenza internazionale. Indica i limiti da non superare. E concretamente, una massiccia diserzione dei televisori danneggerebbe il portafogli della Fifa. Ma non raccontiamo storie, è improbabile. L’entusiasmo dei media intorno alla Coppa del Mondo è già notevole. Le partite ei loro sviluppi inonderanno i nostri canali informativi. L’« extrasportivo » – voi extrascandali ? — rischiano di essere relegati in secondo piano.

Rifiuta di lasciare lo spogliatoio

Resta un altro barlume di speranza: che i protagonisti del gioco, i calciatori, si rifiutino di uscire dagli spogliatoi. Che si rifiutino di sbavare sulle tombe dei lavoratori migranti e, più in generale, sulle ceneri delle nostre società minacciate dal cambiamento climatico. Lascia che si rendano conto che la Fifa ha confiscato il loro gioco, ma che senza di loro questa organizzazione non è niente. Lascia che riprendano il potere e stabiliscano altre regole del gioco.

Altri prima di loro, hanno mostrato la via. In Brasile, il centrocampista Sócrates ei suoi compagni di squadra hanno abusato del regime dittatoriale brasiliano, con la loro esperienza di « democrazia corinzia » [4]. Più di recente, l’attaccante norvegese Ada Hegerberg, detentrice del primo Pallone d’oro femminile, boicottato i Mondiali Donne del 2019. Ha denunciato la disparità di trattamento tra le calciatrici e le loro controparti maschili.

Come Ada Hegerberg, come Sócrates, che tacciano o combattano, che gli piaccia o no, i calciatori sono attori politici e, « quando bloccano, fa male »osservazione, in Pubblicazione, ex nazionale francese Vikash Dhorasoo. Più che mai, di fronte al compromesso di Stati e Federazioni, abbiamo bisogno di loro per evitare che la Fifa faccia del male. Una speranza un po’ ingiusta, che equivale a chiedere loro di rinunciare al culmine della loro carriera. Ma in un mondo sconvolto dal cambiamento climatico, è anche questo, « concentrarsi sul calcio ». Reinventalo.

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