La rivincita degli Europei con il titolo della Ducati in MotoGP

Un evento si è svolto domenica a Valencia. Per la prima volta dal 2007, un pilota in sella a una moto europea è diventato campione del mondo. E se Francesco Bagnaia è il pilota dell’anno, Ducati è senza dubbio il costruttore della stagione.

Dopo quindici anni di dominio giapponese, attraverso Honda, Yamaha o Suzuki, l’Europa, e più precisamente l’Italia, è finalmente riuscita ad imporsi.

A 25 anni Pecco Bagnaia diventa il settimo italiano a trionfare nella classe regina dopo Umberto Masetti, Libero Liberati, Giacomo Agostini, Marco Lucchinelli, Franco Uncini e Valentino Rossi, che nel 2009 aveva conquistato l’ultimo titolo nazionale.

Per Ducati si torna al top, 15 anni dopo il titolo di Casey Stoner. E la Casa italiana ha vinto tutto quest’anno: il Campionato a Squadre con il Ducati Lenovo Team, che precede di 117 punti la Red Bull KTM, così come quello delle Case Costruttrici (Ducati davanti a Yamaha di 192 punti!).

Il titolo assegnato ai marchi giapponesi tra il 1973 e il 2007

Una statistica riassume il lato eccezionale di questa stagione: l’ultimo campione europeo su una moto europea è il britannico Phil Read, incoronato nel 1974 con MV Agusta. E per trovare un campione italiano su una moto italiana bisogna tornare indietro di due anni, nel 1972, con Giacomo Agostini, che era presente anche a Valencia, proprio come Valentino Rossi, anche lì con MV Agusta.

Già, tra il 1973 e il 2007, il titolo era tornato solo ai marchi giapponesi, prima di questo uno scatto di Ducati. Cosa sarà negli anni a venire? Riusciranno i costruttori europei, guidati da Ducati, a cavalcare quest’onda? Da parte giapponese parte la Suzuki, lasciando da sole Honda e Yamaha. Sul versante europeo le cose stanno andando avanti, con Aprilia e KTM anche in grado di segnare podi regolari.

“Credo davvero che questo possa essere l’inizio di un percorso molto positivo per Ducati. »

Claudio Domenicali, patron Ducati

Inevitabilmente, in Ducati, ci crediamo. « Oggi la squadra è più forte che mai e questo risultato è estremamente importante per scaricare quella pressione ed essere più concentrati che mai per fare bene in futuro.ha commentato Claudio Domenicali, il boss della casa costruttrice. Credo davvero che questo possa essere l’inizio di un percorso molto positivo per Ducati. »

Il marchio di Borgo Panigale, frazione di Bologna, aveva già vinto nelle ultime due stagioni i titoli costruttori. Ma mentre Rossi, Andrea Dovizioso, Andrea Ianonne o Jorge Lorenzo non avevano offerto il titolo piloti alla Ducati dopo l’addio di Stoner nel 2010, Bagnaia è riuscito a farlo alla sua seconda stagione nella squadra ufficiale, dopo aver già terminato vice – campione nel 2021.

Una stagione piena di polemiche

La Desmosedici, un tempo famosa per essere molto difficile da domare, ora è diventata la migliore bici della tavola. Il marchio è sempre stato in prima fila per 40 Gran Premi e resta su 26 podi consecutivi. E Pecco incarna il presente e il futuro di un produttore, per il quale non tutto è roseo.

Perché le polemiche hanno scandito la stagione contro l’armata delle vetture da corsa Ducati: otto moto divise in quattro team (Ducati Lenovo Team, Gresini Racing, Mooney VR46 e Pramac).

I loro rivali ovviamente non hanno apprezzato questo dominio e lo hanno fatto conoscere, sospettando anche che i piloti del clan Ducati si aiutassero a vicenda attraverso istruzioni più o meno accettate.

Critiche che il clan italiano, che dal 2015 ha lavorato duramente e rischiato per fare della propria moto una macchina vincente, ha respinto qualche settimana fa.

« La Honda ha governato per dieci anni e nessuno si è lamentatoha risposto ad esempio Luca Marini, pilota del team satellite VR46. Devi solo cercare di migliorare. Spendi più soldi o fai un lavoro migliore. »

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