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Mbappé, Griezmann, Dembele… Le note degli azzurri dopo il Mondiale

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  • 1/25

    Hugo Loris

    7/10: Passata la delusione, i prossimi giorni diranno se Hugo Lloris continuerà o passerà il testimone. Nel frattempo, l’emblematico capitano dei Blues ha dimostrato due cose in questo Mondiale: la prima è che rimane un grandissimo portiere per un torneo importante. Dopo un primo turno senza grandi rilievi, la sua fase a eliminazione diretta è stata cosparsa di alcuni incontri danteschi, con il valore aggiunto di questa copia reale di fronte a sua maestà inglese che lo guardava dall’alto in basso. La seconda, come fatalità, è che il nuovo primatista di selezioni (145) non è e non sarà mai stato a suo agio nel singolare esercizio dei rigori. Questo non determina la qualità di un portiere. Ma è comunque poco più di un dettaglio, quando la storia si ripete. Molto 2018. Un tocco di 2021. Complessivamente positivo. Nonostante quella maledetta ultima impressione.

  • 2/25

    Steve Mandanda

    4.5/10: L’ex portiere emblematico dell’OM è stato tanto importante nella vita sociale del gruppo quanto impotente durante la sua unica apparizione, durante la partita dei parrucchieri, persa in larghe larghezze, contro la Tunisia (0-1). Non nel posto giusto al momento giusto. Anche lui poteva ritirarsi senza che glielo dicessero.

  • 3/25

    Alfonso Areola

    Non classificato: non ha giocato. Come nel 2018. Non necessariamente tutti hanno capito la sua soluzione: nel tris è stato però il portiere più a suo agio sui rigori. È un peccato.

  • 4/25

    Raffaello Varane

    6.5/10: Ribattuto per tempo dopo 3 settimane sulla fascia, il boss difensivo dei Blues si è lanciato contro la Danimarca, dove si è subito rassicurato, prima di sprofondare nuovamente contro la Tunisia. Solido, quindi, durante la fase a eliminazione diretta con riferimento a questa partita contro l’Inghilterra – le grandi notti dei vecchi veterani. È finito sulle rotule, letteralmente, in finale, dopo aver contattato il misterioso virus. 4 partite con Upamecano, 2 con Konaté, e una prestazione complessiva soddisfacente.

  • 5/25

    Dayot Upamecano

    7/10: Conoscevamo il suo talento con la palla, i suoi rilanci ben battuti. Quello che in casa Blue non avevamo mai visto è questa tenacia nel duello, questa personalità. La storia di Dayot Upamecano nella squadra francese è nata durante questo Mondiale. E nonostante una partita molto dolorosa contro l’Inghilterra e un rigore concesso contro la Polonia, il difensore del Bayern merita più di un incoraggiamento. Menzione Bien.

  • 6/25

    Ibrahim Konate

    7/10: in uno stile più desaillesco, pieno di impatto e ferocia, anche il gigante del Liverpool è stato alla pari nonostante la sua quasi zero esperienza a questa quota. È forte. Meno rischio nella ripresa rispetto all’amico Upamecano ma presenza e lettura traiettoria eccezionali. Danza la tua faccia contro Australia e Tunisia (sì, sì, una delle uniche), l’ex Sochalien ha consegnato il suo capolavoro in semifinale contro il Marocco. Un’altra scommessa sicura per il futuro.

  • 7/25

    Jules Koundé

    5.5/10: Non ci mentiremo, i blaugrana non sono un terzino destro e questo torneo lo ha confermato, se necessario… Spinto da titolare contro la Danimarca dopo la caduta di Benjamin Pavard contro l’Australia, l’ex Il giocatore del Bordeaux ha fatto quello che poteva. Lo sentivamo sul punto di sfondare contro la Polonia, dove le sue 2 catene d’oro simboleggiavano la sua sconsideratezza. Ma in seguito si è ripreso, mettendo adeguatamente la museruola a Foden. Applicato e concentrato fino alla fine, se non a proprio agio.

  • 8/25

    Teo Hernandez

    6.5/10: Non è stato tanto per le sue approssimazioni difensive che ci hanno fatto tremare tutto il torneo attorno, ma all’idea che non si fosse infortunato. Dal momento che Theo è rimasto l’unico terzino sinistro professionista dopo l’infortunio del fratello Lucas contro l’Australia nella prima partita. Ha vissuto questo Mondiale nel suo stile più puro, con i suoi pregi ei suoi difetti. In sintesi: un contributo offensivo notevole (2 offerte per Mbappé nei polli e un gol superbo e decisivo nella metà campo contro il Marocco), ma anche approssimazioni difensive, nel piazzamento o negli interventi, come questo incredibile rigore concesso a fine partita contro l’Inghilterra. Non sempre aiutato neanche dalla struttura della squadra, Mbappé essendo stato sollevato dal lavoro difensivo. Ottuso, perde anche la sua finale.

  • 9/25

    Beniamino Pavard

    10/3: L’incidente sul lavoro. Il Pavard è uscito dal nulla con il suo colpo bastardo ha lasciato il posto a un ragazzo offeso da una prima partita completamente fallita. Altra storia dal secondo post… E nemmeno Deschamps lo ha risparmiato. Questo mese in Qatar gli avrebbe fatto male.

  • 10/25

    Axel Disassi

    10/5: Titolare anche del ruolo di terzino destro, contro la Tunisia, il che la dice lunga sul declassamento di Pavard. L’ex Rémois è potente, ma non ha né la vivacità né la cultura tattica per evolvere nella carica. Le sue entrate nelle partite di mannaia sono state piene di buona volontà.

  • 25/11

    Guglielmo Saliba

    4.5/10: Entrata a rilento nella peggior partita degli azzurri, contro la Tunisia. Nonostante il suo status e la sua stagione all’Arsenal, l’ex marsigliese è calato nella gerarchia dei difensori centrali.

  • 12/25

    Lucas Hernandez

    Non valutato: La sua avventura si è conclusa dopo 13 minuti, dopo un terribile infortunio sull’azione che porta al gol dell’australiano. Fa ancora male solo a pensarci.

  • 13/25

    Aurelien Tchouameni

    10/6: C’è molto da dire sulla prima grande competizione per questo giovane ambizioso e molto strutturato. Con la palla, Aurélien Tchouaméni ha molte risorse. Il suo gol contro l’Inghilterra – con un tiro sublime e spontaneo – o certe aperture quando non cadeva in questa fastidiosa tendenza a portare troppo palla, sono venuti a ricordarcelo. Doveva essere sobrio. Potrebbe essere stato troppo neutrale a volte. E soprattutto, senza palla, il madrileno a volte ha sofferto per posizionarsi, in una zona dove era ultra esposto per via della singolarissima organizzazione difensiva dei Blues. Il suo fallo contro l’Inghilterra o il suo tiro sbagliato contro l’Argentina fanno parte dell’esperienza. Il giovane impara molto velocemente. Cresce fuori di esso.

  • 14/25

    Adrian Rabiot

    7/10. Un gol – il primo dei Blues contro l’Australia – e un assist per annunciare in fretta il colore: è arrivato il nuovo Rabiot. Sono lontani i tempi in cui il Duca sembrava scegliere i suoi compagni e la sua posizione senza voler toccare la sua criniera. Esemplare nell’atteggiamento, eccezionale nel suo volume di gioco, il mezzo della Juve è stato un anello essenziale nel dispositivo di Deschamps.

  • 15/25

    Antoni Griezmann

    7,5/10. In passato, Antoine Griezmann aveva 9 anni e mezzo. Poi il numero 10. Ma il numero 7 della Francia è passato ad altro. In Qatar lo abbiamo visto 8, 6, 4 e anche 3 in certe fasi di gioco. Autore di 3 passaggi decisivi e giocatore che ha distillato il maggior numero di passaggi portando una chiara possibilità durante questo Mondiale, Grizou ha mostrato tutto il suo raggio d’azione. Quella di un giocatore totale, recuperatore-organizzatore-creatore. Diverse “masterclass” (Danimarca, Inghilterra, Marocco) dove la sua fantastica generosità era evidente. È un peccato che manchi completamente la sua finale.

  • 16/25

    Youssouf Fofana

    5.5/10: Affermato contro la Tunisia, il monegasco ha saltato completamente la sua prima partita, prima di mostrare un volto molto più consistente durante le apparizioni nella fase a eliminazione diretta. Ha però sofferto il confronto con Rabiot contro il Marocco. Incoraggiante, ma perfettibile.

  • 17/25

    Eduardo Camavinga

    5.5/10: nelle improvvisazioni di Didier Deschamps manterremo quindi Eduardo Camavinga sulla fascia sinistra. Di fronte alla Tunisia, il battesimo del fuoco del giocatore del Madrid in questa posizione è stato imbarazzante da guardare, poiché la sua buona volontà non poteva nascondere terribili e logiche carenze. Ma l’ex Rennais ha un dinamismo, una freschezza che può essere preziosa in una fase di dominio. Il suo ingresso in questa epica finale contro l’Argentina dà sollievo al suo record complessivo. È anche l’incarnazione di un futuro d’oro, quindi ovviamente lo rivedremo. Nel suo vero ruolo, idealmente…

  • 18/25

    Giordano Veretout

    3.5/10: Un mandato contro la Tunisia, dove non era al livello richiesto per questo Mondiale.

  • 19/25

    Matteo Guendouzi

    10/3: Lo aspettavamo in termini di combattività, la sua permanenza contro la Tunisia è stata un petardo bagnato.

  • 20/25

    Ousmane Dembele

    5.5/10: nonostante i due assist per l’amico Mbappé, il confuso esterno del Barça non ha mai fatto la sua partita. Ha cercato soprattutto di rispettare le indicazioni difensive del suo allenatore. Un punto che gli è valso a lungo, prima di rivoltarsi contro di lui, visto che Dembouz sembrava perdersi completamente nelle sue azioni offensive con il progredire della competizione. E il colmo della storia: ha causato un peno nel finale provando a difendere Di Maria… Non tutto era da buttare, tutt’altro. Ma il tutto è molto misto. Soprattutto quando conosci le qualità del ragazzo.

  • 21/25

    Marco Thuram

    6/10: Il suo impatto atletico, la sua potenza, la sua velocità, le sue chiamate e la sua versatilità hanno permesso ai Blues di respirare o dare nuova vita alla fine soffocante delle partite negli incontri con l’ascia. Il suo ritardo per Mbappé contro la Polonia non è un vero passaggio decisivo, a differenza del suo colpo di testa sul magistrale tiro al volo della stella parigina nel finale.

  • 22/25

    Colore Randal

    7/10. Che audacia! Questo ragazzo snello che qualche mese fa giocava ancora a Nantes è esploso sullo schermo durante i suoi ingressi contro il Marocco – dove ha sbloccato il suo contropiede – e contro l’Argentina, dove il suo rigore provocato ha innescato l’uragano Mbappé. “Cogli l’occasione” è un’espressione antica quanto il calcio. Randal Kolo Muani, 24 anni e tutti i suoi denti, era l’allegoria.

  • 23/25

    Kingsley Coman

    5/10. Questo Mondiale lascerà sicuramente l’amaro in bocca all’esterno del Bayern, che troppo raramente ha mostrato il suo vero volto. Il vero Coman è quello che parte come una bomba per innescare un contropiede dopo aver eclissato Messi nel duello. Oltre alle sue pompe contro la Tunisia, indebolito nel finale dopo aver contratto il famoso virus, Coman ha chiuso il torneo sbagliando il tiro in porta.

  • 24/25

    Olivier Giroud

    7/10. Il suo Mondiale è stato un riassunto della sua storia da azzurro, fatta di efficienza – 4 gol di cui una doppietta contro l’Australia e pedine decisive contro Polonia e Inghilterra -, di resilienza, tra frustrazione e rinascita. In questa partita ribollente contro i Tre Leoni, Giroud ha dovuto lasciare il posto a Thuram dopo un’occasione persa. Ma Deschamps lo ha lasciato in campo. Prima di un capriccio liberatorio. Du Giroud nel testo. Resta da vedere se il centravanti, che durante la competizione ha battuto il record di Thierry Henry diventando il capocannoniere della storia dei Blues (53 reti), proseguirà per la sua strada o chiuderà il sipario.

  • 25/25

    Kylian Mbappe

    8.5/10: Ci sono numeri e record: 8 gol in questo Mondiale (bisogna tornare alla prestazione del brasiliano Ronaldo nel 2002 per vedere un totale così), tripletta in finale per diventare il giocatore con le più marcate nella storia delle finali di Coppa del Mondo, tutte cosparse di 2 assist, un penultimo assist e azioni individuali che hanno portato ad altri 3 gol. Kylian Mbappé è direttamente o indirettamente coinvolto in 14 dei 16 gol francesi. C’è anche l’impressione rimasta. Pedine indimenticabili, di qualità eccezionale (i colpi per liberare i due lucernari contro la Polonia, un fantastico tiro al volo nel finale…), tanto per impressionare le retine. E poi c’è tutto il resto, questo misto di ammirazione e timore generato dal suo stile e dal suo atteggiamento. Tirando 3 rigori contro un noto portiere nell’esercizio, ad esempio, nella finale dei Mondiali, tutti dalla stessa parte… Oppure mobilitando sistematicamente due o tre giocatori su di lui per generare spazio per gli altri. Con la sua sola presenza, il prodigio di Bondy riparametrizza una partita. I suoi 3 gol contro l’Argentina hanno trasformato questa partita banale in una finale storica. La cosa peggiore del caso è che non tutto era coerente. Meno brillanti il ​​quarto contro l’Inghilterra e il tempo contro il Marocco. Ma anche se fosse stato il suo compagno di squadra a Parigi Leo Messi ad avere l’ultima parola, non ci sono più dubbi sulla traccia lasciata da questo ragazzo: è già nel pantheon dei più grandi.

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