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Parliamo di MotoGP: la migliore stagione di Álex Rins?

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Continuiamo la nostra retrospettiva sulla stagione di ogni pilota, dall’ultimo a Pecco Bagnaia. Per apprezzare la prestazione dei nostri beniamini non basta guardare la loro posizione in classifica generale. Andiamo quindi a vedere le dinamiche, il contesto, le qualifiche, l’attesa che il pilota in questione ha suscitato per giudicare la sua campagna. Ieri era la stagione per Giovanni Zarco chi è stato onorato. Puoi trovare l’articolo corrispondente cliccando su questa frase evidenziata.

Come promemoria, questa opinione rimane soggettiva e riflette solo i pensieri del suo autore.

I) Ottimo Rins

L’ex pilota Suzuki ha avuto un anno 2022 stranamente simile a quello del Miguel Oliveira. I due, infatti, hanno vinto due Gran Premi ciascuno. Nonostante il suo status di pilota ufficiale, era difficile aspettare lo spagnolo a questo livello, soprattutto dopo la fallimentare stagione 2021.

Dall’inizio dell’anno si è dimostrato molto convincente, proprio come il suo cavallo piuttosto ben educato. Ha subito ottenuto due podi, in Argentina e negli Stati Uniti, prima di vivere una crisi più che dolorosa. Per quanto riguarda il suo compagno di squadra Giovanna Mir, l’annuncio del ritiro di Suzuki ha avuto un notevole impatto sulla sua buona forma. Un problema di pressione delle gomme a Jerez, poi tre ritiri consecutivi, oltre a una brutta caduta causata dalla partenza incontrollata Takaaki Nakagami a Barcellona.

Rins, nelle giornate buone, può guardare Bagnaia negli occhi. Foto: Michelin Motorsport

Infortunato, è costretto a saltare il Gran Premio di Germania. Mentre pensavamo che la sua stagione fosse irrecuperabile, Rins ha risposto nel migliore dei modi. Prima di tutto riuscendo a guadagnare regolarità nelle prestazioni, poi diventando davvero minaccioso, come in Silverstone. Il divario con Mir, che allo stesso tempo stava portando avanti la sua peggior campagna in carriera, non fece che aumentare. Rins è stato ancora una volta proattivo e, soprattutto, ha perso di meno. Fallisce in Tailandia, ovviamente, ma rimbalza in Australia grazie a una performance dall’oltretomba.

Il suo caratteristico dondolio e la sua perfetta confidenza con la sua moto davano l’impressione di galleggiare sopra la pista, soprattutto nelle prime due curve. Ha così vinto una delle gare più belle dell’anno. Una solida prestazione a Sepang lo ha tenuto motivato, a spettacolo ancora più forte a Valencia. Non ha lasciato briciole per l’ultima uscita del Suzuki GSX-RR. Una performance commovente, anche se logicamente offuscata dall’incoronazione di Pecco Bagnaia. La sua posizione finale così come la caduta di Giovanni Zarco gli ha permesso di fare un grande salto in classifica generale. Due vittorie, due podi e un inaspettato 7° posto: un anno più che dignitoso.

II) Che peccato

Sfortunatamente, è impossibile apprezzare appieno questo ultimo sforzo, per diversi motivi. Prima di tutto, sapevamo che Rins era capace di tali risultati. Come ha dimostrato in passato, è uno di quel piccolo gruppo di motociclisti che possiede questo “piccola cosa in più”, un pizzico di soul in più. Come il Marc Marquez e altri Vinales, è in grado di trasformare un’occasione pericolosa in una prestazione brillante. Quando mettiamo in relazione questi dati con la sua classifica finale, è quasi una delusione vederlo “solo” 7e.

Duplice penalizzazione. Foto: Michelin Motorsport

Quindi sì, quest’anno il successo non è stato dalla sua parte. Ma non è la prima volta che ci lascia con questa strana sensazione, al limite dello spreco. Vederlo ogni tanto sul gradino più alto del podio dopo gare segnate dai suoi padronanza non fa che amplificare questa spiacevole sensazione. Una statistica illustra bene questo fenomeno, e dimostra che non è decisamente al suo posto. Rins è il secondo pilota con più vittorie in carriera (17) di non essere stato incoronato nei Gran Premi motociclistici, a pari merito Miguel Oliveira e dietro Ralph Waldmann.

Secondo, perché ha firmato con LCR Honda era in vigore da molto tempo. Vista l’attuale forma calamitosa della Honda, è straziante immaginarlo in difficoltà al 13° posto, bloccato da una moto ma anche da un ambiente particolarmente deprimente. Renditi conto che l’uomo che ha trionfato a Valencia potrebbe non salire mai più sul podio, anche se ha solo 27 anni.

Conclusione :

Il bilancio è sostanzialmente uguale a quello di Oliveira. Álex non ha svoltato l’angolo in un’atmosfera singolare ma con due vittorie, è impossibile dire che il suo anno sia un fallimento. Un risveglio tardivo ma pagante, che conclude la grande avventura Suzuki nei Gran Premi. Il filmato della sua celebrazione fa male poiché dubitiamo seriamente che possa tornare ai massimi livelli dopo il suo periodo in LCR. Rispetto al resto del set, è una campagna piuttosto riuscita, ma se mettiamo in relazione i suoi risultati con il suo potenziale, difficile rallegrarsi di più. Gli auguriamo il meglio per il resto della sua carriera.

Cosa ne pensi della sua stagione? Diteci nei commenti!

Può rimbalzare sull’RC213V? Foto: Michelin Motorsport

Foto di copertina: Michelin Motorsport

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