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Parliamo di MotoGP: Luca Marini, troppo perfetto per la MotoGP?

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Continuiamo la nostra retrospettiva sulla stagione di ogni pilota, dall’ultimo a Pecco Bagnaia. Per apprezzare la prestazione dei nostri beniamini non basta guardare la loro posizione in classifica generale. Andiamo quindi a vedere le dinamiche, il contesto, le qualifiche, l’attesa che il pilota in questione ha suscitato per giudicare la sua campagna. Ieri era la stagione per Marc Marquez chi è stato onorato. Puoi trovare l’articolo corrispondente cliccando su questa frase evidenziata.

Come promemoria, questa opinione rimane soggettiva e riflette solo i pensieri del suo autore.

I) Un profilo raro di questi tempi

Luca Marini è un pilota speciale perché poco in sintonia con la nuova generazione. In effetti, possiamo facilmente disegnare il ritratto del robot del pilota del futuro: in grado di stampare un ritmo insostenibile, cade relativamente spesso e ha una velocità fulminea su un giro. È anche molto completo, comodo sotto la pioggia e sul bagnato e su qualsiasi tipo di pista. Ne parleremo nel dettaglio questo inverno.

L’italiano è controcorrente. Anzi, se alcuni vedono Rins come un pilota ” vecchio “ per il suo particolare stile di guida, nell’avvicinamento, è Luca Marini a ricordarci le glorie del passato. Il suo linguaggio del corpo è già diverso, una dimensione naturalmente influenzata dalle sue grandi dimensioni. Discreto ma carismatico (la nuova scuola italiana nel testo, Bagnaia, Bezzecchi, Morbidelli…), non ha le migliori velocità di punta, sul giro singolo o sui venti, e risulta poco incisiva.

Atipico. Foto: Michelin Motorsport

Allo stesso tempo, ha qualità anacronistiche. Non cade mai, per così dire. Nessuna caduta nella categoria regina dal suo arrivo, ovvero 38 Gran Premi. Ancora meglio: in due anni si è ritirato solo una volta, per un problema meccanico a Sepang nel 2022. In questa stagione è stato abbastanza costante nelle prestazioni e ha mostrato un magnifico miglioramento. Di 2,2 punti per percorso durante il suo anno da rookie, è passato a 6,0 ppce persino 6,3 pp se escludiamo la sua disavventura malese.

Per il suo secondo anno, è una prestazione superba, soprattutto perché probabilmente aveva un equipaggiamento meno buono rispetto a quando ha iniziato. La Desmosedici GP22 assegnatagli è stata difficile da guidare nel primo terzo di stagione. Anche i nomi più importanti hanno lottato con esso. Non ha mostrato segni di stanchezza psicologica dopo una partenza fallita (2,3 punti percentuali prima del Gran Premio di Francia), e rimbalza perfettamente dopo. Davvero incoraggiante.

II) Qualità che potrebbero danneggiarlo

Quindi va tutto bene? Marini si candiderà per un manubrio Pramac se Zarco, ad esempio, dovesse ristagnare? Non necessariamente. Questi profili, infatti, non sono affatto ricercati dai reclutatori. A Marini mancano prestazioni vere, prodezze che potrebbero giustificare una promozione repentina. Dall’inizio degli anni 2010, questo tipo di driver, sebbene così encomiabile, non è più popolare. Come tale, Bradley Smith incarna tristemente il ruolo della vittima.

L’inglese ha avuto stagioni maestose, raramente è caduto ed è stato molto spesso tra i primi 5. Le sue stagioni 2013, 2014 et 2015 dovrebbe essere studiato nelle scuole di volo. Regolarità, esemplarità, resilienza: Smith ha unito tutte le qualità del “pilota perfetto”. Purtroppo basta una stagione segnata da infortuni e scarso adattamento alle gomme Michelin per dimenticarlo. Il britannico non si è mai ripreso dalla stagione 2016 e gli anni successivi, in sella alle capricciose KTM e Aprilia, sono stati disastrosi.

Un miglior giro in gara nel 2022, ad Aragón. Foto: Michelin Motorsport

Quando non hai abilità a cui aggrapparti, diciamo una vittoria in un’epoca in cui vincono da otto a dieci piloti in venti gare, è difficile far valere il tuo CV. È quello che probabilmente succederà a Marini se non troverà più velocità nel 2023. In più ha altri difetti, come la gestione delle gare sul bagnato e la scelta delle piste (in MotoGP Luca non riesce proprio a Jerez e ad Assen in particolare). La velocità intrinseca del suo compagno di squadra Marco Bezzecchi gioca anche contro di lui e non puoi fare a meno di confrontarli.

Conclusione :

È triste che questo archetipo sia condannato. Certo, non sono i piloti a rubare la scena, ma stanno facendo un ottimo lavoro. L’evoluzione della categoria regina, protesa verso maggiore velocità e brillantezza, non favorisce Luca Marini. Non dobbiamo sognare: appena un pilota VR46 giocherà davanti in Moto2 – Celestino Vietti, per ogni evenienza – si porrà già la questione della sostituzione. Tuttavia, per molti versi, Marini ha avuto un’ottima stagione 2022, probabilmente migliore di quella di Miguel Oliveira in termini assoluti. Ma preferiresti vincere due gare e “perdere” tutte le altre, o essere regolarmente tra i primi 10 ma non avere nemmeno un podio a tuo nome? È terribile, ma noi stessi preferiamo la situazione dei portoghesi.

Cosa ne pensi di questo pilota e della sua evoluzione? Diteci nei commenti!

La coppia più carismatica del set? Foto: Michelin Motorsport

Foto di copertina: Michelin Motorsport

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