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Parliamo di MotoGP: Marc Márquez, tra ombra e luce

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Continuiamo la nostra retrospettiva sulla stagione di ogni pilota, dall’ultimo a Pecco Bagnaia. Per apprezzare la prestazione dei nostri beniamini non basta guardare la loro posizione in classifica generale. Andiamo quindi a vedere le dinamiche, il contesto, le qualifiche, l’attesa che il pilota in questione ha suscitato per giudicare la sua campagna. Ieri è stata la stagione da rookie Marco Bezzecchi chi è stato onorato. Puoi trovare l’articolo corrispondente cliccando su questa frase evidenziata.

Come promemoria, questa opinione rimane soggettiva e riflette solo i pensieri del suo autore.

I) Capodanno complicato

Certo, il ritorno dell’otto volte campione del mondo ad Aragón e per i round successivi ci ha convinto. Ma prima di parlare di questa ennesima rimonta, dobbiamo comunque ammettere che, come nei due anni precedenti, l’annata non è stata positiva in termini assoluti. Dopo una campagna 2021 molto soddisfacente, abbiamo creduto nella rinascita della leggenda, che aveva chiuso con i suoi problemi di salute. Ma era tutt’altro che vero. Dopo un’ottima prestazione in Qatar (5e), Marc mette su uno dei maggiori volumi della stagione nelle sessioni di prove libere a Mandalika. Rebelote, viene escluso dai circuiti.

Poi, ancora sminuito, ha preso parte al Gran Premio delle Americhe, corso sul suo percorso preferito. È seguita una serie di cinque gare miste, dove lo spagnolo non ha più beneficiato del suo caratteristico impatto. Su una moto fatta per lui ma ancora altrettanto inefficiente, spinge fino alla caduta al Mugello. Se si presenta all’inizio, viene annunciato che si prenderà – ancora una volta – un periodo di riposo indefinito. Il calvario continua. Quindi, ovviamente, la sua pole in Giappone va bene, così come il suo podio a Phillip Island. Più, infattiil suo anno è stato ancora molto difficile e senza dubbio si è posto domande tortuose sul suo futuro nei Gran Premi.

Rebondir. Foto: Michelin Motorsport

II) Il Marc Marquez 2.0 ?

Ovviamente, con sole 12 gare disputate, è impossibile parlare della sua campagna come abbiamo potuto fare con gli altri ladri in questa serie di articoli. Marc resta comunque il primo pilota Honda in campionato, con un’ottima media di punti a gara (9.4 ppc e 13° è tanto quanto Jack Miller, 5° assoluto). Il paragone con gli altri dipendenti del marchio alato non regge, perché la RC213V del fratello maggiore Márquez è sensibilmente diversa, secondo la filosofia adottata dal marchio già da tempo. Inoltre, questa è la prima volta dal 1981 che nessuna Honda entra nella top 10 assoluta.

Sebbene abbia un equipaggiamento migliore rispetto ai suoi amici, ha ancora grandi imprese nella manica. Innanzitutto le prestazioni “sull’asciutto”: una pole position in Giappone, sul bagnato, che dimostra che velocità e impegno non lo hanno mai abbandonato. Poi, un podio, conquistato a beneficio di una splendida battaglia in Australia. Un podio e una pole in 12 gare, visto il suo pacchetto e il suo stato di salute, è un record più che incoraggiante.

L’analisi della dinamica è tanto più rassicurante quanto questi exploit spontanei. In effetti, durante tutto il tour asiatico, abbiamo osservato un Márquez cambiato, con una migliore scienza della gara. Lo spagnolo non ha più attaccato eccessivamente, ha preso tempo e ha preso molti meno rischi. Questa versione “2.0” era eccellenteperché basterebbero i punti di media guadagnati in questo modo per figurare bene in classifica generale su un’intera stagione. Abbiamo già affrontato questo argomento in una precedente analisi.

III) Motivo della preoccupazione

Sfortunatamente, a Valencia, è tornato nei suoi modi. Se tralasciamo i suoi problemi di salute e guardiamo solo alla pista, questo è il grande svantaggio della sua stagione. Nonostante avesse trovato un equilibrio migliore (che ha detto di voler mantenere), Marc ha chiesto troppo e ha commesso un errore quando la vittoria era già fuori portata. In questione, una Honda recalcitrante che ha spinto al limite… Ma perché ?

Indipendentemente dalle condizioni meteo, dalle prestazioni intrinseche della moto, dal suo stato di salute… Marquez sarà sempre veloce. La sua velocità pura è già leggendaria. Ma non dovremmo cambiare in meglio? Foto: Michelin Motorsport

Perché correre il rischio di tornare in infermeria per una corsa senza paletto, che era già mal affrontata prima della sua caduta? Perché rovinare la buona impressione lasciata dal Giappone? Lui solo ha la risposta, ma questo è ben lungi dal rassicurarci. Quindi sicuramente, continuando su questo slancio, potrà vincere delle gare. Del resto, sono 22 i Gran Premi consecutivi che nessuna Honda Repsol ha vinto (Emilia-Romagna 2021), un solo esemplare della peggior serie del leggendario team dall’avvento della MotoGP nel 2002 (Africa Sud 2004 – Olanda 2005). Ma resisterà nel tempo? Non sono sicuro.

Conclusione :

Da un punto di vista oggettivo, la stagione di Marc Márquez è stata molto complicata, soprattutto a causa dei ripetuti infortuni. Ma le gare a cui ha preso parte ci lasciano una buona, anzi ottima impressione, in particolare Thailandia e Australia; nonostante non abbia condotto nessun giro quest’anno, un primo dal suo debutto in 125cc. Lungi da noi dargli consigli, ma Marc trarrebbe enormi benefici dall’evolversi, dal cambiare approccio. Ogni caduta, anche la più banale, può potenzialmente porre fine alla sua carriera. L’impressione che ha lasciato a Valencia è discutibile, ed è difficile immaginarlo campione del mondo per la nona volta avvicinarsi così ai weekend. La stagione 2019 è molto alle spalle e la competizione si è evoluta. D’altronde, se la Honda migliora la sua moto e il genio spagnolo opta per una filosofia “rossiesca”, Márquez potrebbe benissimo lottare per il titolo di campione del mondo.

Cosa ne pensi del suo anno 2022? Diteci nei commenti!

Solo con la gente intorno. Foto: Michelin Motorsport

Foto di copertina: Michelin Motorsport

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