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Processo Laporte/Altrad – Come è stato licenziato Bernard Laporte: il thriller di un martedì storico

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Una volta pronunciato il verdetto, Bernard Laporte è stato poi abbandonato in pieno volo da molti presunti sostenitori, in Francia e all’estero. Ecco come…

Quanto tempo ci è voluto martedì prima che i primi bastioni che circondavano Bernard Laporte crollassero? L’una in punto ? Forse due? Aveva appena saputo della pesantissima delibera pronunciata contro di lui dal giudice Rose-Marie Hunault secondo cui il boss federale era stato quindi invitato da World Rugby, di cui era fino ad allora vicepresidente, a spiegarsi tramite una “conf call” come disincarnato in quanto è frigido. A dire il vero, la santa madre del rugby mondiale aveva addirittura mandato in udienza un emissario e questo, posizionato proprio dietro di noi in aula, aveva comunicato il verdetto in diretta a Dublino, accompagnando i suoi scritti con questo commento: “Da quando è presidente, la montagna ha partorito un topo? » Questa domanda ovviamente non è stata condivisa da Bill Beaumont e dal suo gregge, che poi hanno subito chiarito a Laporte che doveva andarsene. E’ quanto ha fatto, peraltro, pur precisando in un comunicato di ritirarsi “temporaneamente e volontariamente” di World Rugby, quando non vi era alcun obbligo legale in tal senso.

E cosa ? Se il ricorso sospensivo non esiste in Irlanda o in Inghilterra, dove si è giudicati colpevoli dopo essere stati condannati in primo grado, la legge francese diverge ampiamente su questo punto preciso: nello Stato, Laporte è stato giudicato in Francia e rimane, alle nostre latitudini , presunta innocente fino al verdetto della Corte d’Appello, o anche fino a quello della Corte di Cassazione se fosse stata adita in sordina. Diciamo infatti che Bernie sarebbe potuto rimanere al World Rugby se si fosse impegnato nello scontro legale con il corpo. Se non l’ha fatto è perché non ne aveva la forza, o perché questa via d’uscita gli si addiceva, volente o nolente.

Detto questo, la reazione immediata di WR è sorprendente? L’autorità, di norma molto discreta ed equilibrata, non è abituata ad agire sotto l’influenza dell’emozione come avveniva martedì sera; si capisce qui che agli occhi dei leader internazionali il nome di Laporte è diventato improvvisamente sulfureo, insopportabile e che questa via d’uscita era stata presa in considerazione molto prima del verdetto. L’improvvisa comparsa di un commissario etico (un neozelandese), nei corridoi ovattati di Saint Stephens Green dove ha sede il World Rugby, è caduta piuttosto bene a giustificare il ritiro “temporaneo” dell’ex allenatore degli azzurri…

Abdel Benazzi, il cavallo di Troia

Nell’entourage di Bernard Laporte, si dice che il secondo baluardo abbia ceduto proprio nel momento in cui il presidente della federazione si è spiegato con i cacicchi del World Rugby. Boom! In una dichiarazione di rara violenza per chi è abituato agli effetti della manica e agli elementi del linguaggio politico, il ministro dello sport Amélie Oudéa-Castera, che ha recentemente incontrato due volte il leader dell’opposizione Florian Grill, ha quindi chiamato a “una nuova era democratica”. Quindi a nuove elezioni e alla verità, che Bernie si prenda la porta. E per sempre.

Perché stiamo parlando qui “secondo baluardo” ? Perché Bernie, noto per essere vicino al marito del ministro, Frédéric Oudéa – anche amministratore delegato di Société Générale, partner storico della FFR – probabilmente si aspettava una certa neutralità, per non dire ipotetica benevolenza, dal suo ministero di vigilanza.

Non è stato niente di peggio: mentre prendeva i colpi, Emmanuel Macron e Amélie Oudea-Castera hanno trascorso due giorni in Qatar con Abdelatif Benazzi, uno degli avversari più virulenti di Bernard Laporte; detto “Abdel”, una sorta di cavallo di Troia dell’Ovale Ensemble (il gruppo di opposizione alla FFR), è infatti ospite del Presidente della Repubblica per la semifinale dei Mondiali di calcio tra Francia e Marocco, suo paese d’origine origine. Benazzi ha sicuramente approfittato del suo costume da ambasciatore per “parlare” del verdetto del processo e giocare con il potere dell’influenza indiziaria. “Questo comunicato stampa del Ministerodisse Jean-Pierre Versini-Campinchi, uno degli avvocati di Bernie, è la solita moralità, una sciocchezza… Questa affermazione è inammissibile da parte di un Ministero che non ha potere su una federazione sportiva. Ricordo che per quanto riguarda Laporte, il tribunale non ha mantenuto la provvisoria esecuzione come richiesto dal pubblico ministero nelle sue memorie. Ciò dimostra che il presidente non voleva l’uscita immediata di Bernard Laporte dalla FFR; ha anche riconosciuto nelle sue deliberazioni che il mio cliente non aveva subito il minimo danno o pregiudizio (“impoverimento”, poiché così recita la delibera) alla sua federazione. Il ministro conclude anche il suo comunicato stampa dicendo che ora spetta alla FFR pronunciarsi sul caso del mio cliente. Allo stato attuale, l’ufficio federale ha annunciato martedì sera che il signor Laporte è rimasto in carica. Fermiamo questa sciarada… Questo comunicato stampa non è una bomba. È solo un petardo bagnato. »

Petardo bagnato o no, la FFR ha risposto entro un’ora a Madame Oudéa-Castera per avere “abbiamo riconosciuto” da “comunicazione del Ministero”ringraziando allo stesso tempo l’ex direttore della federazione tennistica per essere arrivato a questo punto “attaccato all’indipendenza delle federazioni sportive”. Potremmo avere la mente sbagliata. Ma abbiamo immaginato, nel momento in cui scriveva la risposta, lo scrivano della FFR abbozzare un sorriso ironico. È ovvio che un ministro, per quanto determinato, non possa destituire un presidente democraticamente eletto di una federazione.

La fantasia di un’assemblea generale straordinaria…

Cosa ci vorrebbe, insomma, perché Bernard Laporte non fosse più presidente della FFR? Che il suo comitato direttivo decida lo scioglimento e chieda elezioni anticipate. Un’opzione altamente improbabile, visti i rapporti di forza presenti: dei quaranta membri del “Codir” del FFR, 29 sono luogotenenti di Laporte, 3 sostenitori di Florian Grill e 8 rappresentanti della Lega. La seconda opzione prevederebbe che i club convocassero un’assemblea generale straordinaria per indire nuove elezioni: il rugby francese conta oggi 1.490 entità, quindi 1.000 di loro dovrebbero voler“una nuova era democratica”per usare le parole del ministro e che da quello che sappiamo, il vento di rabbia nei confronti di Bernie è ben lungi dall’essere così potente, nel mondo amatoriale.

Da notare che per Laporte il brio più grande sarebbe comunque quello di dimettersi, rappresentarsi con passo deciso e vedere se è, sì o no, ancora acclamato dalle urne. In fin dei conti, se l’ex allenatore è toccato, ammaccato, intontito dalla violenza della delibera, se anche la pressione politica gli promette una litania di notti insonni, non dovrebbe comunque lasciare le sue funzioni. Mercoledì mattina, un partner storico della federazione ci ha detto questo: “Il nostro marchio ha un contratto con la FFR, non con Bernard Laporte e la delibera non ci farà lasciare la nave. Ho sentito quello che stai dicendo… Non è sempre un bene per l’immagine… Ma gli affari vanno avanti da cinque anni… “ In questo caso….

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