Rugby Union – Top 14: Usap alla ricerca del quarto d’ora catalano

L’USAP ha costruito la sua leggenda sulla sua ruvidità, il suo impegno fisico, il suo tocco di follia all’origine dell’ultimo quarto d’ora catalano. Dall’inizio della stagione, la fine delle partite è stata ben lungi dall’essere a vantaggio dei catalani…

Il famoso quarto d’ora catalano ha segnato l’immaginario del rugby francese. Negli anni Cinquanta gli avversari temevano la furia dell’USAP che gettava in battaglia tutte le sue ultime forze, per raddrizzare una situazione compromessa, rovesciare un avversario aggrappato o premere sulla testa di un rivale sopraffatto. Jo Maso ricorda le parole di Jep Desclaux, l’allenatore emblema del 1955, che era ancora quello della squadra degli anni 1964-68, quella dove Maso vestiva la maglia azzurra colpita dallo stemma sangue e oro. “FigliJep ci ha detto, cal fa petat de per tot!” (Ragazzi, dovete scoreggiare ovunque…) Unico problema, la squadra degli anni Maso non aveva le stesse qualità di quella che riuscì nel raddoppio nel 1955. “Al momentoricorda Jo, Non importa quanto Jep ci abbia detto di far saltare in aria tutto, non abbiamo i mezzi per farlo…” La leggenda dell’ultimo quarto d’ora catalano era viva nelle menti, tanti mesi a terra.

In questa stagione, l’USAP sta lottando per gestire correttamente i suoi ultimi quarti d’ora. Dall’inizio della stagione, è stata una parte della partita che ha faticato a padroneggiare. In dieci giorni ha concesso quindici mete in questo famoso ultimo quarto d’ora, si è lasciata sfuggire almeno due vittorie (Pau, Bayonne), ha perso l’occasione di vincere un match alla sua portata su un infido intercetto a due minuti dal tiro. fischio finale (Brive). Un bilancio largamente sfavorevole che pone alcune domande. Perché questi finali difficili. È un problema fisico, tattico, mentale? Questa settimana, dopo i momenti finali mozzafiato di Francia-Sud Africa, Fabien Galthié ha spiegato come ha lavorato nel finale di partita, con diversi scenari, per cancellare le debolezze viste all’inizio del mandato del suo staff. Anche il XV di Francia aveva crudelmente baciato la bandiera e perso partite alla sua portata negli ultimi istanti, come Francia-Springboks del 2018, dove una meta ai supplementari ha privato la squadra di Guy Novès di un successo di prestigio (26- 29).

Questione di fiducia

“Non preoccuparti, stiamo lavorando anche sui diversi scenari di fine gioco, assicura Patrick Arlettaz, il manager dell’USAP. Cerchiamo di immaginare situazioni, con caratteristiche fisiche, tattiche, sfavorevoli. Proviamo ad immaginare fasi in cui la fatica ci rende meno lucidi. Le nostre difficoltà a fine partita le abbiamo individuate, ovviamente. Sono dovuti al nervosismo, palpabile quando si avvicina il fischio finale, e la partita non si gioca. Se prendiamo la partita del Brive possiamo segnare, noi no, inizia male e il dubbio si insinua nella mente della gente”.

Arlettaz, Marty ei loro vice hanno ascoltato il discorso di Fabien Galthié. “Ma non sempre va come dice nei libri., continua Arlettaz. Le situazioni di stress non sono le stesse nelle prove in allenamento o nelle partite. La fatica non è la stessa, il rumore, neanche l’ambiente. Non è la stessa cosa tentare il rigore della vittoria davanti ai compagni in allenamento, o in un ambiente rumoroso, anche ostile. Per provare ad avere successo, serve l’assicurazione dei giocatori, la fiducia. Non è la stessa cosa pensare “ahi, ahi, possiamo perdere questa partita…” o “ahi, ahi, avremo questa partita…“Quello che stiamo cercando di creare in allenamento sono le condizioni per vincere le partite. E anche l’USAP ne ha vinte alcune nell’ultimo quarto d’ora, contro Toulon o Biarritz lo scorso anno!”

Resta da iniziare la spirale giusta, quella che fa pendere la bilancia nella giusta direzione. E trova il famoso quarto d’ora catalano.

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