Trofei di rugby amatoriale nel Tarn-et-Garonne: vota il miglior giocatore della 3a e 4a serie

l’essenziale
Hai appuntamento, fino al 27 novembre, per votare online sul sito de La Dépêche du Midi (www.ladepeche.fr, sezione Sport-Rugby à XV dilettanti) per eleggere i migliori giocatori del rugby amatoriale Tarn-et-Garonne . Saranno premiati in una cerimonia organizzata il 6 dicembre. Sta a te decidere chi sarà designato nella 3a e 4a serie.

Adrien Bruel (Reyniès) dall’altra parte della barriera

Adrian Bruel

Adrian Bruel

In apertura o al centro della squadra di Reyniès, non puoi perderti Adrien Bruel. Capocannoniere della squadra e in grande successo, è stato quasi tutti i buoni tiratori della sua squadra la scorsa stagione, dall’alto dei suoi 27 anni. Tranne che per quello attuale, il giocatore guarderà più ai suoi compagni di squadra che non giocherà al loro fianco, e per una buona ragione. “Ho giocato quaranta minuti nella prima partita, poi il mio piede si è bloccato in un buco in allenamento. All’inizio abbiamo pensato a una distorsione ma alla fine l’ecografia ha rivelato che era il crociato del ginocchio ad essere stato colpito. È il mio primo grave infortunio nel rugby”, si lamenta Adrien. Dirigere quindi il box operatorio presso la clinica L’Union e lunghi mesi senza praticare la sua attività preferita. Una vera frustrazione: “È proprio così. Ma continuo a vederli in allenamento, alle partite e anche fuori. Anche se non posso giocare, cerco di essere al loro fianco il più possibile. Non sono l’unico infortunato in questa stagione, quindi dobbiamo incoraggiare la squadra il più possibile. Se la squadra ei ragazzi fanno il lavoro, sono seri in allenamento, perché non essere presenti alle fasi finali, vedremo. Ci credo molto, soprattutto da quando sono arrivati ​​i giovani, e l’osmosi è buona con i più grandi».

A Reyniès per quattro anni, Adrien ha iniziato la scuola di rugby ad Aucamville (31), prima di passare per Granada (dove è stato campione del Midi-Pirenei e campione di Francia a Bélascaons), Villemur, Launaguet, per poi raggiungere Reyniès dove erano sbarcati… i suoi allenatori di Villemur . Una distanza dai campi che quindi costringe Adrien a passare dall’altra parte della barriera, che in fondo non è poi così male: “Certo che possiamo avere un aspetto diverso quando non siamo a terra. Con l’allenatore dei tre quarti Laurent, facciamo spesso il debriefing di allenamenti, partite; Gli do la mia opinione, la mia visione delle cose. Penso che continuerò a dare le mie sensazioni, questo è certo, anche se non vedo l’ora di tornare in campo velocemente (sorride)”.

Axel Lécussan (Garonna XV): l’ora della stabilità

Axel Lecussan

Axel Lecussan

Alla Garonna XV Axel Lecussan non era proprio fuori luogo. Dopo dieci grandi anni trascorsi con i colori del Verdun, anche lui, come tanti, assume la direzione della Garonna XV. A 37 anni, il tallonatore ha alle spalle un buon passato rugbista ma si diverte ancora a praticare lo sport che ama da più di 25 anni, ne sono la prova le sue varie patenti: “Può non essere facile tutti i giorni ma la gioia di giocare il rugby è ancora intatto. Certo sono più vicino alla fine della mia carriera che all’inizio, ma finché mi sento bene, finché il mio corpo non dice basta, continuo”. Colui che è già passato alla terza posizione della linea centrale è ancora un titolare al “tacco”. “Anche quando giocavo in terza linea, ero responsabile dei tiri a bordo campo. Comunque, a prescindere da una delle due posizioni, penso che la prestazione in campo sia la stessa”.

Da Montech dove ha iniziato a toccare palla con le minori fino a Garonna XV, Axel ha conosciuto diversi club, tra cui USM (Crabos), Racing Montauban, Castelsarrasin, prima di posare definitivamente i ramponi a Verdun per un buon decennio. “È il club che mi ha stabilizzato. È un club che mi assomiglia, dove trovo tanti amici. In queste condizioni, perché cercare altrove. Siamo qui per vincere ma non solo (sorride)”, insiste quello che è uno dei più anziani della squadra. Un’età che non gli dà fastidio davanti ai più piccoli: «Al contrario, spesso ci fa interrogare. Mi è sempre piaciuta la competizione, e alla Garonna XV ce n’è un po’, va bene (sorriso)”. Da inizio stagione la squadra ha lavorato meglio: “La scorsa stagione era per iniziare. In questa stagione in Regionale 3 abbiamo una sola sconfitta, contro L’Honour. I giovani che sono arrivati ​​si sono adattati perfettamente allo stampo. Ci conosciamo meglio, abbiamo una panchina interessante. Spero che faremo le fasi finali perché ho potuto viverle con Verdun. È sempre una bella esperienza da vivere”.

Mickaël Santos (Septfonds): imparare velocemente

Michele Santos

Michele Santos

Ovviamente, la carriera di Mickaël Santos è un po’ speciale perché non avrebbe mai pensato che un giorno avrebbe giocato a rugby. Per molti anni è nel calcio e nell’atletica che si farà parlare del ragazzo, anzi in meglio con buoni risultati. E all’inizio della scorsa stagione, a 22 anni, dopo cinque stagioni senza patente, il ragazzo ha deciso di cambiare rotta. “Durante una serata aziendale, l’allora allenatore Jérôme Nouailles mi disse che la squadra era a corto di giocatori. Gli ho poi detto OK, che il venerdì successivo sarei stato in allenamento. Ma era semplicemente per aiutare il club, una stagione corta (sorride)”, spiega Mickaël, che non conosce affatto Septonds, lui il Montalbanais. E siccome il giocatore ovviamente ha la capacità di essere veloce, è sulla fascia che gli allenatori lo posizionano.

E molto rapidamente Mickaël si è messo in gioco: “Mi ci è voluta una settimana per imparare le regole (ride). Tutto è andato bene, i miei compagni di squadra hanno passato del tempo con me per spiegarmi alcune cose. E in media una volta su due quando la palla è arrivata dalla mia parte è entrata. È stato bello. Ma la palla deve arrivare, se ho un po’ di fortuna che i grandi accettino di fare i passaggi (ride)”. E ha funzionato così bene che l’esterno è arrivato capocannoniere della sua squadra per la prima stagione con l’ovale in mano. Al giocatore è bastato decidere di arruolarsi nuovamente in questa stagione, anche se ammette con un grande sorriso: “Penso di non essere un giocatore ipercoraggioso, sono più nell’elusione che nel confronto. Mi si addice molto beh, per questo rimango sulla fascia, ho provato il centro ma non mi va molto bene, lo lascio a chi ha un po’ di testa in più”. Ora non si tratta più di rinunciare al rugby o al villaggio di Septfonds che lo ha adottato, e che ha imparato ad apprezzare: “Finché il lavoro mi permette di conciliare tutto, non mi vedo fermare”.

Romain Ugal (L’Honor-de-Cos): adattamento all’alta velocità

Romain Ugal

Romain Ugal

Specialista della refrigerazione, Romain Ugal non è mai timido. Hooker al club da dieci anni buoni, “Roro” come lo chiamano tutti, è uno dei … pilastri del club bianconero. A 19 anni Romain Ugal prende la prima licenza di rugby a L’Honor-de-Cos: “Può essere un po’ tardi ma quando sei giovane cerchi te stesso, prima di fermare tutto. Ho poi provato la palla ovale perché mio cugino che già giocava in squadra mi ha chiesto di venire, vista la mia stazza. Dieci anni dopo sono ancora lì (sorriso)”. Ma è chiaro che si è dovuto adattare rapidamente: “Volevo giocare come tallonatore dove non sapevo nulla (sorriso). Non sapevo come lanciare un pallone in touch, niente. C’è voluto tempo. lavoro per riuscire nel vincere la squadra. È chiaro che la Roro del 2022 non è la stessa di quella degli esordi, fortunatamente e comunque spero che ci sia stata un’evoluzione (sorriso)”.

Il piacere con lui è esponenziale: “Quest’anno è un buon anno, tanti giovani sono tornati a giocare e mi rende felice vederli investire nel loro club. Se il taglio Covid ha fatto molto male non potrei vedermi di non tornare. Il Covid mi ha permesso di salire in bicicletta, sono cambiato fisicamente, e di tornare più in canne fisicamente”. Oggi tutto sta andando bene per Romain Ugal, molto contento della sua paternità: “Figlio mio, è il massimo che sono riuscito a fare. Ha cinque anni e ha appena iniziato a rugby a L’Honor. È un orgoglio in più sentirlo lui dice che è come papà”.

Promessa mantenuta per Alexandre Daumon (Saint Antonin/Villefranche)

Alexandre Daumon

Alexandre Daumon

Tutti gli allenatori del mondo vorrebbero avere Alexandre Daumon nella loro rosa. E per una buona ragione quando gli chiedi in che posizione gioca la risposta è chiara: “Da 1 a 8, ma al momento è tallonatore”. Questo eclettismo, il giocatore lo spiega facilmente: “Quando sono arrivato a Nègrepelisse, ho detto che potevo fare il pilastro… e sono passato di terza fila in pilastro. Poi ho fatto fatica a rialzarmi. E ora visto che c’era il Saint Accordo Antonin/Villefranche, sono passato al tallone. E questo mi sta bene. Ma se serve tutto è possibile: sono già scivolato in seconda fila, e anche otto in questa stagione. Certo, ho non ho il fisico di un tallonatore puro o di un puntello puro, ma riesco a tenere la mischia. Ma al nostro livello le posizioni non sono così importanti quanto più alte, è chiaro. Comunque quest’anno stiamo cercando di sviluppare un gioco più arioso, con i nostri tre quarti”. E se Alexandre andasse ancora più in alto? “Mi piacerebbe giocare a mischia o ad aprire, ma devi chiedere agli allenatori (ride)”.

A 25 anni respira rugby Alexandre Daumon, lui che lo ha iniziato a 5 anni… e un mese per l’esattezza. “Ricordo il primo articolo su La Dépêche che parlava della ripresa del rugby al Bas Quercy e io c’ero (sorriso)”. Alexandre Daumon non ha ancora pianificato di fermare il rugby; se il club di Saint-Antonin non può partire la prossima stagione (l’Intesa è stata possibile solo per due stagioni) è quindi a Villefranche che continuerà ad allenarsi e giocare la domenica. “Vedremo cosa succede, mi piacerebbe rimanere nel mio club preferito, il Saint-Antonin, anche se ci sono solo da tre anni. Comunque, anche quando giocavo nel Bas Quercy ho saputo di essere stato licenziato a Saint-Antonin. E anche se poi ho giocato in altri club, avevo promesso all’ex presidente Mr. Fournier, detto “Balou”, che da grande sarei venuto a giocare a Saint-Antonin. Era uno straordinario signore, molto coinvolto nel suo club, purtroppo se n’è andato troppo presto e ho voluto onorare questa promessa che gli avevo fatto”.

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