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Vitale… Dispositivo anticollisione a terra allo studio

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Beh l’argomento del giorno non è molto romantico ma si tratta di evitare la morte che in moto non è mai romantico! Rilevare una caduta e avvisare i piloti che arrivano sul luogo dell’incidente sarebbe un’ottima cosa. Il Chief Technology Officer della MotoGP, Corrado Cecchinelli, fornisce alcuni spunti interessanti su questa ricerca.
Ricordiamo il tragico incidente di Simoncelli (Foto in alto) che morì a Sepang nel 2011 proprio all’inizio della gara, quando i piloti erano ancora in branco, lui cadde ma lui e la sua moto rimasero in pista! Condanna a morte immediata. Più di recente, nelle gare di accesso alla MotoGP (European Talent Cup, World SSP 300, Moto3) tre giovani piloti hanno perso la vita nelle stesse condizioni. Possiamo anche ricordare la morte di Saarinen e Pasolini a Monza nel 1973… L’orrore, che dobbiamo cercare di bandire a tutti i costi dal motomondiale.
Il problema è quindi avvertire al più presto i piloti che arrivano sulla scena di una caduta di questo tipo, è ovvio che il tempo di risposta e di annuncio è estremamente limitato.
Prima di tutto, quindi, va rilevata la caduta, per questo le moto sono dotate dei cosiddetti sistemi IMU basati su sensori che possono, tra l’altro, far scattare il sistema airbag molto prima che il pilota che cade tocchi terra. La FIM sta quindi lavorando a un miglioramento di questo sistema che consente a una moto in caduta di inviare un chiaro segnale alla direzione gara. Poi in un secondo passaggio ma vi ricordiamo che per tutto questo siamo al di sotto del secondo, la direzione gara manderà un segnale a tutte le moto che si avvicinano al settore, abbiamo provato ad esempio nel 2021 a far scattare contemporaneamente e con tempo asciutto le luci posteriori antipioggia delle moto, vantaggio, il pilota che arriva sulla scena vedrà necessariamente partire il dispositivo poiché per definizione, la pericolosità dell’incidente tanto temuta viene dal fatto che siamo al via della gara e in branco.
Detto questo, i motociclisti che arrivano immediatamente sul luogo dell’incidente, che chiameremo la prima ondata, potrebbero non avere una moto davanti per vedere accendersi le luci della pioggia. .. Inoltre, se piove davvero, questi fuochi sono accesi fin dall’inizio…
È quindi necessario trovare quale tipo di allerta sarà sufficientemente veloce e visibile per essere efficace.. Questo è fondamentale perché questa è chiaramente la più grande misura di sicurezza della MotoGP dall’arrivo degli Air Bag.. Ovviamente il segnale di caduta deve arrivare in direzione gara prima che il pilota tocchi terra, aspettare che sia a terra sarebbe criminale. Questo problema è già noto e in teoria risolto visto che proprio il principio dell’Air Bag è che si gonfia prima che il pilota tocchi terra, capiamo che qui un ritardo di qualche centesimo di secondo significa che il pilota può finire a pezzi …
Poi deve scattare nuovamente il segnale di allerta caduta in direzione di tutto il circuito, ora ci sono zone dove i box possono ad esempio comunicare un risultato di qualifica al proprio pilota, il segnale di avvertimento caduta deve essere ben visibile, leggibile e comprensibile su tutto il percorso.
Anche questo dispositivo è allo studio per la stagione 2023.
Ma non si tratta nemmeno di chiedere al gruppo di frenare quando si trova dall’altra parte del circuito rispetto al luogo dell’incidente. Esistono però ovviamente dei sistemi di localizzazione GPS che selezionerebbero automaticamente i piloti che si trovano o che arrivano in una zona di pericolo, quelli che quindi verranno avvertiti, lasciando il campo libero a chi non è immediatamente interessato.
Per quanto riguarda l’avviso in sé, per il momento quello che abbiamo trovato più visibile è l’accensione delle luci posteriori antipioggia in modalità lampeggiante. Non basta, ma è un primo passo. Dovremo affinare il sistema perché se il pilota che cade si ritrova nella ghiaia, non è necessario rallentare la corsa, se non esporre una bandiera gialla per la zona di schianto. L’allerta deve quindi essere mirata. E pensiamo, invece di sviluppare un unico segnale di avvertimento che possa indicare in quale zona si trova l’incidente, che sarebbe intelligente aggiungerne diversi contemporaneamente, per dare le migliori possibilità di sopravvivenza al guidatore che è caduto e rimane sulla la traccia. Potremmo quindi aggiungere alle luci lampeggianti posteriori da pioggia un beep, un allarme acustico, un head-up display (ho amici piloti di caccia come Rafale che convivono solo con quello, al punto da chiedermi ogni giorno perché non si trova su auto di serie o sulle visiere dei caschi da motociclista con queste parole, sappiamo che l’aviatore è un gran silenzioso, “è enorme”…). Cecchinelli aggiunge a questa panoplia di avvisi sovrapposti la possibilità di un cruscotto lampeggiante… Con questa riflessione che oggi i piloti ricevono già un’enorme massa di informazioni e che questa potendo salvare vite umane, sarebbe necessario che la vedessero e la sentissero solo.
Si vede bene, ma soprattutto prendere in considerazione l’unico tipo di incidente motociclistico a priori sempre grave è un vero passo avanti, è qualcosa di diverso dall’andare su un aereo per migliaia di ore per prendere il paddock in Kazakhstan!
A proposito, visto che il motorsport ha inventato la bandiera gialla, perché non accontentarsi? ? Il motivo è semplice, è dovuto alla velocità con cui guidano oggi i conducenti. Il che è ovviamente sproporzionato rispetto alle motociclette che hanno vinto negli anni ’50! Abbiamo visto in molte occasioni che oggi, anche se le bandiere si ripetono sui pannelli luminosi, i piloti che cercano soprattutto di risparmiare tempo e velocità non le vedono più. Quindi la bandiera gialla sì, è una bella tradizione sui circuiti, ma è fondamentale trovare altri sistemi di allerta, più moderni e più leggibili… Caso da seguire molto da vicino…

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